Bracciante

Il fenomeno del caporalato diffuso in tutta la provincia di Latina e il recente attacco all’europarlamentare Nicola Procaccini al sociologo Marco Omizzolo sono divenuti oggetto di una interrogazione parlamentare presentata dal deputato Rossella Muroni ai Ministri dell’Interno, delle Politiche agricole alimentari e forestali, del Lavoro e delle politiche sociali e a quello per il sud e la coesione territoriale. L’iniziativa prende le mosse da un recente fatto di cronaca, l’arresto del titolare di un’azienda di Terracina arrestato dopo la denuncia di un bracciante indiano aggredito violentemente per avere chiesto dispositivi di protezione, mascherina e guanti. Una ribellione che gli costerà lesioni riscontrate dall’ospedale di Terracina su varie parti del corpo. La scarcerazione dell’imprenditore ha indotto l’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini, ad accusare Omizzolo di avere messo in piedi una campagna denigratoria della buona imprenditoria locale. Ha scritto la Muroni: “Un’inchiesta recente ha portato alla luce la commistione tra organizzazioni senza scrupoli, rifiuti e agricoltura:pur volendo solo restare allo sfruttamento dei braccianti, va ricordato che le inchieste su caporalato e maltrattamenti sono state sei in un anno e che, in due mesi, gli arresti sono stati cinque. Le organizzazioni di categoria delle imprese, pur avendo avviato un percorso di risanamento con protocolli d’intesa e corsi di formazione, non si sono mai (finora) costituite parte civile nei processi e nemmeno i Comuni nei quali insiste la sede legale delle aziende, tranne in un caso, a Latina. La Prefettura di Latina, nel frattempo, ha emesso nuove interdittive antimafia per aziende legate alla filiera dell’agricoltura, ossia nella mediazione e nel trasporto di ortofrutta da e per il Mercato ortofrutticolo di Fondi”. L’interrogazione sottolinea come  l’ultima indagine su uno dei maggiori autotrasportatori di Fondi, Giuseppe D’Alterio, del febbraio 2020 abbia “svelato uno spaccato sconvolgente. L’amministratore giudiziario delle società di trasporto di D’Alterio ha gettato la spugna perché in un anno non ha trovato nessun vettore che volesse trasportare frutta con quei camion, né produttori che fornissero merce, né autisti o impiegati amministrativi. Per questo ha restituito anche i libri della società e ha riferito ai magistrati che c’era un brutto clima e gente che ha confessato di non poter lavorare con lui perché ha famiglia”. Ai Ministri si chiede dunque quali iniziative “il Governo intenda avviare urgentemente per sconfiggere definitivamente questo drammatico fenomeno che tiene in ostaggio una delle più importanti zone agricole d’Italia e quali per rafforzare e completare il nuovo quadro normativo introdotto per contrastare il lavoro nero e il caporalato.”

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