Installato il generatore elettrico al campo Al Karama

Incendio

La situazione nel campo Al Karama è costantemente monitorata dal Comune di Latina da quando nel pomeriggio di  sabato 2 febbraio è divampato l’incendio in una delle unità interessando il quadro elettrico generale da 50 Kw del centro rimasto senza energia elettrica. Sono attivi i Servizi Sociali, il Pronto Intervento Sociale e i volontari della Croce Rossa per tenere sotto controllo la situazione all’interno del campo di via Monfalcone e per risolvere l’emergenza venutasi a creare in seguito al rogo.  Nella giornata del 4 febbraio  il sindaco di Latina, Damiano Coletta, ha emesso un’ordinanza, la  n. 33 del 03/02/2019 che dice:

OGGETTO: ORDINANZA CONTINGIBILE ED URGENTE PER ELIMINARE I GRAVI PERICOLICHE MINACCIANO L’IGIENE, LA SALUTE E L’INCOLUMITA’ PUBBLICA PRESSO IL CENTRO DI ACCOGLIENZA “AL KARAMA”.

IL SINDACO

Premesso che:

1. in data 02/02/2019 , si è manifestato un incendio del quadro elettrico generale da 50 Kw, nel Centro di accoglienza “Al Karama” all’interno di una delle strutture di accoglienza del campo;

2. l’immobile e l’area circostante sono di proprietà della Regione Lazio , ubicati in Via Monfalcone loc. Borgo Montello Latina e privi di illuminazione pubblica;

3. Il campo attualmente è utilizzato da circa duecento persone delle quali circa sessanta minori oltre ad anziani (anche invalidi) e donne gravide;

Considerato che :

– La struttura interessata dall’incendio ha perso il requisito igienico sanitario per essere utilizzata come residenza in quanto nei locali sono presenti polveri da combustione e acqua e inoltre i solai sono imbibiti di acqua e sulle murature e i soffitti ci sono fenomeni di muffa e umidità , come meglio evidenziato nella documentazione fotografica allegata alla presente ordinanza;

– Sempre a causa dell’incendio il campo è attualmente privo di energia elettrica utilizzata oltre che per l’illuminazione interna anche per il riscaldamento e per tutte le attività domestiche degli occupanti;

Ritenuto di dover provvedere in somma urgenza, stante l’esigenza di tutelare l’integrità fisica , la salute e la sicurezza della popolazione anche in considerazione delle condizioni climatiche invernali;

Visti gli artt. 50 comma 5 e art. 54 comma 2, 4 e 4 bis del T.U.e.l. D.Lgs. 267/2000

ORDINA

 Entro due giorni dalla notifica della presente Ordinanza, per i motivi esposti in premessa e che si intendono espressamente richiamati, agli occupanti dell’edificio interessato dall’incendio , lo sgombero immediato dell’edificio sito in Comune di Latina via Monfalcone individuato nella planimetria allegata alla presente ordinanza;

 Al Servizio Decoro, Manutenzioni e Patrimonio:

o di installare adeguata segnaletica che indichi l’inagibilità dell’edificio, valutando l’opportunità di transennare l’area antistante, e di eseguire gli interventi indispensabili per garantire la staticità dell’edificio;

o di provvedere alla realizzazione di un nuovo locale di alloggiamento del quadro elettrico nel quale installare il nuovo allaccio, al fine di ripristinare l’erogazione di energia elettrica al campo di accoglienza;

o di attrezzare urgentemente il campo di accoglienza con una adeguata fornitura di energia elettrica idonea al superamento delle criticità rilevate anche con il coinvolgimento dell’Ente proprietario;

 Al Servizio Politiche di Welfare di provvedere alla sistemazione temporanea in altro edificio , delle persone sgomberate;

 Al Servizio Polizia Locale e Mobilità di fornire l’ausilio e il supporto in termini di sicurezza delle operazioni di sgombero e ricollocamento;

AVVERTE

Ai sensi dell’art 3, quarto comma, della legge 7 agosto 1990 n 241 avverso il presente provvedimento è ammesso, entro il termine di 60 giorni dalla notificazione, ricorso al T.A.R. ovvero, in via alternativa, ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, da proporre entro 120 giorni dalla data di notificazione; Copia del presente provvedimento è pubblicata all’Albo del Comune e verrà trasmessa alla Regione Lazio e alla Prefettura. Sono incaricati della esecuzione della presente ordinanza, il Dirigente del Servizio Decoro, Manutenzioni e Patrimonio, il Dirigente del Servizio Politiche di Welfare e il Dirigente della Polizia Locale e Mobilità, le Forze dell’Ordine ciascuno per le rispettive competenze. “ Oltre allo sgombero, il provvedimento del sindaco ordinava anche al Servizio Politiche di Welfare di “provvedere alla sistemazione temporanea in altro edificio delle persone sgomberate”, sei in totale, tra cui anche un bambino di 3 anni. Gli occupanti hanno espresso la loro volontà di non lasciare il campo trovando momentaneamente ospitalità in una delle altre strutture presenti all’interno del centro. Dal Comune di Latina hanno fatto sapere che il 5 febbraio sarà arrivato da Borgo Grappa un container dove potranno trasferirsi le persone sgomberate.  Intanto, nella giornata del 4 febbraio è stato installato un nuovo generatore messo a disposizione dalla Protezione Civile per la ripresa della corrente mentre si procede con i lavori per il ripristino del quadro elettrico e permettere il ritorno alla normalità nel centro. Il Comune, con il sindaco Damiano Coletta e l’assessore al Welfare Patrizia Ciccarelli, ha incontrato le 200 persone che vivono all’interno di Al Karama per illustrare loro anche gli interventi previsti per il futuro del centro.  L’incendio di sabato ha fatto tornare d’attualità la polemica su Al Karama; Fratelli d’Italia, attraverso una nota a firma del portavoce Gianluca Di Cocco e del vice coordinatore Luigi Pescuma, chiede l’immediato sgombero e l’immediata chiusura del centro di via Monfalcone a Borgo Montello: “Al Karama, che in lingua araba significa paradossalmente ‘dignità’, è nato svariati anni orsono come centro di prima accoglienza su iniziativa della Cgil Nel corso del tempo quella struttura, di proprietà della Regione Lazio ma gestita dal Comune di Latina, è stata dapprima utilizzata quale centro di prima accoglienza per profughi nordafricani e poi è stata occupata da nomadi di origine rom che si sono ritrovati lì con il ‘passaparola’. Successivamente vi è stata una presa d’atto della situazione ed un tentativo fallito di gestione con fondi sovracomunali che hanno prodotto l’unico effetto di sperpero di denaro pubblico. Le condizioni igienico-sanitarie in cui vivono i nomadi (e come tali non dovrebbero stanziare), che vi dimorano, incontrollati ed incontrollabili, in maniera più o meno stabile, sono da terzo mondo: il degrado ed il rischio di malattie sono elevati. Quel posto è diventato un ‘ghetto’, un porto di mare dove sbandati, ‘delinquenti’, lavoratori agricoli in nero, accattoni e povera gente, per lo più di etnia rom, tutti insieme convivono in promiscuità, in condizioni umane disastrose. Un contesto in cui la parola ‘dignità’ richiamata dal nome arabo dato al sito suona come una cinica presa per i fondelli per quei poveracci ed una amara constatazione del fallimento di un modo di fare solidarietà senza risorse e senza strutture e, soprattutto, con il fondoschiena degli altri. E gli altri sono le casse del Comune di Latina e la gente di Borgo Montello, Bainsizza e dintorni che oltre alla iattura della discarica è costretta a sostenere anche le ‘scorribande’ di minori senza patente per le strade del borgo, furti e prepotenze. Con una percezione della sicurezza per i cittadini e per i loro beni sotto zero. L’accoglienza vera  è fatta di assicurazione di servizi essenziali e, soprattutto, è fatta in vista di una temporaneità della permanenza degli ‘ospiti’ in quel luogo. Ma soprattutto è fatta quando ci si può permettere di farla: altrimenti è complicità per il degrado umano ed ambientale in cui si ritrovano i potenziali beneficiati che diventano vittime. Non ci possiamo permettere né da un punto di vista economico e né da un punto di vista di sicurezza ed ordine pubblico di sostenere oltre una situazione che è ai limiti dell’esplosione. Ma i cittadini di Borgo Montello e Borgo Bainsizza che peccato hanno fatto per meritarsi una maledizione come questa in aggiunta all’altra enorme maledizione della discarica a cielo aperto? Eppure quella zona ha potenzialità turistiche inespresse ed inimmaginabili: dal turismo archeologico per la presenza di Satricum a quello religioso per la vicina presenza della Casa del Martirio di Santa Maria Goretti. In ogni caso un dato è certo ed incontrovertibile: Al Karama va sgomberato e chiuso immediatamente”.

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