Chiesa cattolicaI sondaggi lasciano il tempo che trovano, ma qualche dato utile e interessante lo rilasciano. L’ultimo, compiuto dal Censis e riportato da La Stampa, racconta il desiderio di coloro che si professano cattolici che la Chiesa cambi posizione su molti temi di morale e di attualità. Leggiamo: “Il 62% dei cattolici prega abitualmente, il 42% frequenta con regolarità i luoghi di culto, il 23% va in pellegrinaggio. Al tempo stesso si registra l’attesa per una Chiesa al passo con i cambiamenti sociali: revisione dei precetti sessuali (lo chiede il 73%), ruolo maggiore delle donne nell’organizzazione ecclesiastica (66%), superamento del celibato per i sacerdoti (56%)” [La Stampa] Un’azienda che si rispetti (e la Chiesa non lo è, per quanto in molto si atteggia a tale) impallidirebbe di fronte a questi numeri. Solo (solo!) poco più della metà prega abitualmente, quando sulla preghiera sono state – e tutt’ora sono – spese miliardi di parole, di pubblicazioni, di incontri, eccetera. Ma c’è di più. Più della metà non è d’accordo con quanto la Chiesa insegna – anche a livello dogmatico – su diversi temi. Senza entrare nel merito delle questioni, anche ammesso (e non concesso) che costoro hanno ragione la domanda sorge spontanea: perchè piuttosto che riconoscere che non sono più cattolici (o non lo sono mai stati) frignano che la Chiesa cattolica non riconosce i loro diritti e i loro bisogni? Ma c’è poi l’incoerenza clericale, che è causa di quella laicale. L’autocritica nel clero non è un punto di forza, e va bene, ma sarebbe quantomeno opportuno che si interrogassero sull’incongruenza che si registra tra quello che la Chiesa (nonostante tutto e nonostante loro) insegna e stabilisce e ciò che chi si ostina a definirsi cattolico crede. Un professore di matematica liceale, credo, che non fosse in grado di insegnare ai propri alunni le equazioni di primo grado, andrebbe, se non licenziato, quantomeno interrogato se quella è realmente la sua missione e la sua vocazione. Per i preti non c’è il licenziamento e i problemi si aggravano. Ma i problemi sono tali, bisogna ammetterlo, se differiscono dall’obiettivo che si persegue. Perché se il clero cattolico ha come obiettivo quello di eliminare l’identità cristiana e cattolica, quello di scendere a compromessi con il mondo e quello di ripetere slogan facili solo a ingraziarsi il potente di turno, allora non stanno sbagliando, non si può parlare di errori, ma stanno celermente ottenendo quanto desiderato. Se però il loro obiettivo, come credo dovrebbe essere, è quello di insegnare la dottrina cattolica ed educare ad essa, allora, almeno lo ammettano, stanno comicamente, tragicamente, miseramente e ipocritamente fallendo.

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