[IlBigotto] – Il tradimento del Dogma della Comunione dei Santi

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Uno dei problemi più seri, tra i tanti, su cui bisognerebbe riflettere – e porre rimedio – è quello del tradimento del dogma della Comunione dei Santi. Proviamo ad andare con ordine. Che significa “comunione dei santi”? La domanda, e la relativa risposta, è contenuta nel Catechismo di San Pio X che così recita: “Comunione dei santi significa che tutti i fedeli, formando un solo corpo in Gesù Cristo, profittano di tutto il bene che è e si fa nel corpo stesso, ossia nella Chiesa universale, purché non ne siano impediti dall’affetto al peccato.” Il primo tradimento è al Dogma in quanto tale. Trovare cattolici che credono ancora nell’esistenza dei dogmi, li conoscono e vi prestano la loro fede è opera piuttosto rara. Definire cattolici chi non crede ai dogmi, fosse anche uno solo, è un controsenso, ma nel linguaggio mediatico e clericale contemporaneo è prevalsa questa visione. È chiaro che sia una visione fallace, e i fatti stanno puntualmente a dimostrarlo, ma è importante anche provare a risvegliare le coscienze costrette in un oblio di banalità e mediocrità. Perché, allora, parlo di tradimento di questo dogma? Perché non c’è più quel legame tra chi c’è oggi e chi c’è stato ieri perché di chi c’è stato ieri (a volte con motivazioni psicologiche preoccupanti) si ha un totale e violento rifiuto. È piuttosto imbarazzante dover sempre citare il movimento il cui fondatore pone tra parentesi 1648 anni della storia della Chiesa; ma questo caso esemplare (benedetto dalle autorità ecclesiastiche) non è un pesce fuor d’acqua, ma il figlio legittimo e coerente di una mentalità imposta da decenni. Solo così si spiega l’esigenza di novità (nascosta egregiamente dalle vili penne dei cortigiani di corte), il continuo svincolarsi da una prassi (e, soprattutto, da una dottrina) fino a ieri valida. Solo così si spiega la necessità (quasi vitale) di voler rifondare tutto, cambiando tutto, per fare qualcosa di diverso. A volte, oltretutto, sembra come se l’unica preoccupazione sia quella di cambiare, a prescindere dal come. L’importante è rinnegare il passato, a prescindere da cosa si persegue. Molte, troppe, sono le cose che rimangono, almeno umanamente, o personalmente, inspiegabili. Come tutto questo sia possibile, come si sia potuti arrivare a tale livello, come l’ideologia abbia permeato persone di buona volontà e come sia diventato tremendamente difficile spiegare l’ovvio. Forse uno dei grossi problemi è quello delle armi dei giusti; armi spuntate dalla poca chiarezza dei buoni e dall’arroganza e dall’ipocrisia dei nemici. Una strada sicuramente c’è, ma forse ancora non è troppo chiara e quindi percorribile. Forse andrebbero poste delle premesse, senza le quali tutto il meritevole lavoro di alcuni va irrimediabilmente a favore di chi non ha a cuore la verità.

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