[IlBigotto] – Ratzinger, i Sensi, Bergoglio e gli americani. La Chiesa e la Roma

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Sarò blasfemo come non ho mai voluto essere. C’è però un legame, non troppo profondo, ma stretto, tra Joseph Ratzinger, Franco e soprattutto Rosella Sensi, Jorge Mario Bergoglio e James Pallotta. Da una parte gli ultimi due papi; dall’altra gli ultimi due (e tre) presidenti della squadra di calcio della capitale. La questione è molto lunga e articolata, ma cerchiamo di sintetizzarla. Joseph Ratzinger è stato papa dall’aprile del 2005 al febbraio del 2013, Bergoglio gli è succeduto il marzo successivo. Rosella Sensi è stata presidente della Roma dal 2008 al 2011, dall’anno successivo le è succeduto James Pallotta. Il legame profondo sta nell’esaltazione mediatica e nell’attesa messianica di due di loro (un papa e un presidente) e della demonizzazione mediatica e messianica degli altri due (l’altro papa e l’altro presidente). Se, forse, per i papi i ricordi sono più facili (vista la differenza degli ambiti tra la fede e il calcio), per i presidenti della Roma un po’ meno, specie per chi di calcio segue solo le partite o nemmeno quelle. Tutti ricorderanno il trattamento subito da Ratzinger, dal momento stesso dell’elezione fino alla sua (tanto aspirata, dentro e fuori le mura vaticane, abdicazione) e quello, invece, che ha ricevuto (fin dal momento stesso dell’elezione) il suo successore. Per Ratzinger c’è stata una campagna mediatica aggressiva, vile e criminale, atta a screditarlo del tutto, anche per il più banale dei pretesti. Si pensi anche solo a quando indossò il camauro (il copricapo andato in disuso nell’abbigliamento pontificio) e che la stampa – e il clero unito –  hanno fatto passare come il segno di un’opera di restaurazione di un passato oscuro di cui scongiurare il ritorno. Per il suo successore, la sola scelta di indossare una croce d’argento, ha fatto calare le braghe ai più vedendo in questo gesto il segno di un’opera di protestantizzazione e aggiornamento della Chiesa quanto mai necessaria. Così, per cose più serie, si pensi a quando Ratzinger revocò la scomunica ai cosiddetti lefebvriani: apriti cielo, accuse di nazismo, negazionismo e tutto il resto. Per Ratzinger non si parlò mai di gesto di misericordia, termine abusato nel definire ogni gesto di Bergoglio (anche vere o presunte aperture ai non cattolici). Stesso discorso per Rosella Sensi e James Pallotta. La prima, denigrata, offesa e attaccata, perché incapace di portare successi alla Roma, perché colpevole di non rinnovare il contratto a Totti, perché inadatta a dare alla Roma un lustro internazionale. Così che quando anche lei abdicò (mi si passi il termine), la stampa esultò e accolse il successore come il migliore di tutti i secoli (su questa successione andrebbero aperte notevoli parentesi ma non è questa la sede). Si è parlato di successi da capogiro, di investimenti record e di un futuro meraviglioso che sarebbe arrivato sotto la nuova dirigenza. Di fatto ci sono state solo chiacchiere, fallimenti sportivi (anche gravissimi) e il disinnamoramento della tifoseria. Tifoseria che fu tanto critica con la precedente dirigenza per questioni così banali che a confronto con quelle che accadono in questi giorni sarebbe da domandarsi come mai con alcuni si è tanto esigenti e con altri queste esigenze vengono meno. Parallelamente c’è stata (e tuttora c’è) una rieducazione del tifoso così come sembra esserci una rieducazione del fedele. Il tutto diviene possibile con due grandi strumenti: l’amnesia storica e la propaganda di regime. Così sia per la fede cattolica che per l’AS Roma tutto è bello e buono l’importante è che sia nuovo. Che poi il nuovo sia paccottiglia, falsità e autolesionismo allo stato puro sembra non preoccupare clero laico (dirigenti) e clero religioso (vescovi). La preoccupazione sembra essere solo quella di cavalcare l’onda del momento, con affermazioni e comportamenti capaci di scuotere non le coscienze o riempire le bacheche, ma solo le pagine dei giornali. Sicuramente la gravità spirituale rispetto a quella calcistica è diversa così come molto diverse sono le questioni (del fallimento sportivo si può parlare, per quello eventualmente spirituale lascio ad altri il dovere di valutarlo), ma è un curioso fenomeno che accade solo nella città di Roma. C’è chi parla che sia colpa dell’ambiente (dei tifosi e dei cattolici rimasti tali); sarà, ma se a dirlo sono coloro che impugnano la penna come un’arma, per uccidere, ferire o difendere un padrone, allora c’è poco da credergli.

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