[IlBigotto] – Nella valle della fede

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Forse non sempre in montagna si deve e si può raggiungere la cima. Insistere a percorrere sentieri ardui, per quanto prospettano orizzonti migliori, può risultare deleterio. Anche fatale. Se non si hanno gli strumenti e il fisico adatto, la buona intenzione di capirci di più, di vedere di più, si trasforma nella causa sotto la quale soccombere. L’atto di fede consiste anche nell’accettare i limiti di una prospettiva a noi riservata. Certo, si rimane in una valle limitata, ma si vive. Rimane il dovere, a tratti anche il piacere, di annunciare l’esistenza di questa valle. Ma oltre non bisogna andare. Non è rassegnazione, ma accettazione di una propria vocazione: quella alla rinuncia. A rinunciare di vedere le cose, ma credervi per fede, senza farne una sentimentale esperienza. «Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!» [Gv 20,29] dice Gesù. Poi gli aggiornamenti di una fede adulta pretendono che sia fede solo ciò che si vede, si sperimenta, si concretizza. Ma che fede è? Dov’è la fiducia? È un continuo mettere mano nel costato di Cristo; il problema è che per tutte queste esperienze che bisogna fare bisogna continuare a lacerare il costato del Signore Gesù; ecco allora “giustificate” tutte le umiliazioni che infliggono al Suo Corpo. E allora se più di tanto non si può fare, piuttosto che intestardirsi a cercare per fare altro, accettare il soave e leggero giogo del proprio lavoro. Qualunque esso sia; l’importante è restare in quel recinto, anche se gli stessi pastori invitano ad abbandonarlo.

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