IlBigotto

Viviamo un’epoca, politica e religiosa, in cui non sono accettati i limiti. Che essi siano tecnici, tecnologici, sociali, ambientali o umani, fa lo stesso: devono essere superati. E in determinati campi questo è legittimo e doveroso; ma è altrettanto vero che anche in questi casi bisogna mantenere i limiti della propria materia e non superare quei limiti per andare a parare e pontificare in altri campi. È l’idea di super uomo, di semidio, che si cerca di perseguire. Ma è un continuo fallimento che solo gli occhiali dell’ideologia impediscono di certificare, continuando a mietere vittime su vittime. Il punto, non centrale ma nemmeno troppo periferico, è che si è persa l’attenzione sull’uomo e per il singolo uomo; si è dimenticata la preoccupazione per esso, il prendersi cura di lui; ma non di un lui astratto, dell’uomo – appunto – ideologico, ma dell’uomo in carne ed ossa che ci sta accanto, di fronte e dietro, che sfugge – anche solo per poco – a tutte le categorizzazioni massificanti possibili. Abbiamo abbandonato l’arte di educare, di insegnare all’uomo ad essere tale, senza condannarlo ad essere ciò che vorremmo o ad abbandonarlo a rassegnarsi ad essere totalmente così come egli è, senza possibilità di conversione, di redenzione. L’etimologia del termine educare significa riassume bene questo problema. Educare significa ‘tirare fuori, trarre fuori’ (e-ducare), aiutare a mettere in atto ciò che egli è. E non, appunto, un’altra cosa. “La perfezione non è cambiare natura per una natura migliorata, ma realizzare pienamente la propria natura” [F. Hadjadj – Ma che cos’è una famiglia?] Ciò significherebbe anche parlare di verità, la verità sull’uomo, che è un uomo e non un’altra cosa. Ma la società in cui viviamo non accetta questa impostazione, sostenendo che l’uomo può fare tutto, basta avere i mezzi tecnici per ottenerlo. Ma è un po’ come gli argini con i fiumi: senza di essi l’irruenza supera ogni confine distruggendo tutto ciò che trova intorno. Ecco, stiamo costruendo un mondo capace di distruggere tutto.

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