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La giustizia senza misericordia è crudeltà, ma la misericordia senza giustizia è principio di ogni dissoluzione” scriveva San Tommaso d’Aquino nel Commento al Vangelo di Matteo. E queste parole risuonano doverose a pochi giorni dall’apertura di un anno giubilare che in nome della misericordia sembra essere più un condono magico che un serio richiamo alla pratica del pentimento e, quindi, del perdono dei peccati. Ma cos’è la giustizia? Padre Dragone così la definisce nel suo Spiegazione del Catechismo di San Pio X: “La giustizia è la virtù che dà a ciascuno ciò che gli è dovuto, assegnando il castigo proporzionato alla colpa e il premio corrispondente al merito. La giustizia di Dio, come tutte le sue altre perfezioni, è infinita e s’identifica con Lui. Come giustizia infinita, Dio non potrebbe assegnare la stessa sorte ai buoni che Lo amano e Lo servono fedelmente, e ai cattivi, che col peccato calpestano i suoi comandamenti e disprezzano la sua volontà.” Al di là di un monotono parlare di misericordia trascurando la giustizia e, forse ancora peggio, la misericordia stessa tacendo, qui come altrove, qualsiasi spiegazione e definizione per adagiarsi sugli “allori” di un linguaggio fatto di parole mediaticamente caramellose che di dolce hanno solo l’aspetto, perché se assaggiate si sperimenta l’amaro dell’assenza di significato. Perché oggi non si spiegano le cose. Si richiama ad esse (alla fede, ma cos’è la fede? all’amore, ma cos’è l’amore? al perdono e alla misericordia, ma cosa sono il perdono e la misericordia?) senza dire che cosa esse significano, così da essere diventate abiti su misura per tutte le stagioni. In via definitiva, quindi, inutili.

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