IlBigotto

Nei giorni successivi all’attentato avvenuto a Parigi è stato un susseguirsi di prese di posizione, di attestati di solidarietà (più o meno credibili e ridicoli) e di profusioni di spiegazioni. Quasi tutte contraddittorie l’una dall’altra. Personalmente non capisco e i conti non mi tornano, specie nella marasma mediatico dove ciò che passa è solo ciò che interessa a qualcuno.

Innanzitutto mi domando perché. E a questa domanda dovrebbero rispondere tutti prima di pretendere di riuscire a spiegare questi fenomeni. Già perché farsi esplodere o rischiare la vita per uccidere uno o più persone? Di fronte a questa domanda cadono due miti culturali con i quali si tenta di spiegare queste stragi e tanti altri fatti storici. Non è l’economia a muovere il mondo, ma la fede. Magari la fede nel dio denaro, ma sempre di una fede si tratta. Perché altrimenti non si spiega il martirio. I soldi non portano il martirio, la fede sì. L’altro dogma laico che crolla è quello della guerra di religione e di civiltà. Davvero l’Isis incarna l’Islam e vuole distruggere il Cristianesimo? Se così fosse perché la Francia? Perché Parigi? Qualcuno ha il coraggio e l’onestà intellettuale di affermare che la Francia sia espressione della cristianità? Ci si risparmi la storiella dello scontro di civiltà, perché ancora qualcuno deve spiegarci qual è la nostra società contro cui l’Isis si starebbe scagliando. E ancora: se di guerra di religione si tratta, perché uccidere – come avviene regolarmente – altri islamici? Si potrebbe poi discutere sulle cause. Sui finanziamenti che l’Isis e simila hanno ricevuto e continuano a ricevere. Smontando anche qui l’apologo secondo cui il nemico del mio nemico è mio amico. Fin quando è servito qualcuno ha ingozzato il terrorismo islamico ottenendo da questi la distruzione di autorità considerate nemiche. Oggi tutto questo ci si sta rivoltando contro. E se il problema è l’invasione di una potenza estera (come la storia regolarmente attesta) allora bisogna difendersi, senza se e senza ma. Almeno difendersi.

Poi in seno all’Occidente andrebbero fatte molte considerazioni. Ci vantiamo di essere la terra delle libertà, dei diritti e di tutto ciò che di buono c’è al mondo. E ci riempiamo la bocca di belle parole per le quali dovremmo difendere quanto fin qui prodotto per i nostri figli. Esportando a suon di bombe la nostra democrazia. Il tutto condito con l’espressione somma del pensiero contemporaneo: il relativismo. Qualcuno sa spiegarmi e spiegare perché l’Isis sbaglia. Su quali basi? È una provocazione, certo, ma nemmeno troppo estrema. Se tutto è relativo, perché non vale quella legge del più forte che in molti altri campi (economici, professionali, politici e familiari) noi in primi facciamo valere? E se non vale perché condanniamo? E se, ancora, vale, su cosa fondiamo questa concezione? Perché il problema sta tutto qui. Così come sta qui il problema dell’incapacità di reagire al terrorismo. Il problema è che non sappiamo pensare una risposta. Non è un problema di interventismo o non interventismo, di leadership politica o non leadership politica; il problema è che l’Occidente così come lo proponiamo è morto da tempo, sotto il veleno del relativismo, e ancora non ci accorgiamo che ci illudiamo di tenere in vita un cadavere. Cosa possiamo replicare ai tagliagole? Che è sbagliato uccidere innocenti? E con quale coraggio glielo diciamo? Con quello di chi indossa i guanti per tagliare le gole di creature nel ventre materno o di eliminare quella persona perché disabile o non conforme agli standard di salute e di dignità della vita? Che fine ha fatto tutto quel sistema di valori che la storia ci dovrebbe aver tramandato? Lo abbiamo gettato via. E ora ci lamentiamo che qualcuno su queste rovine cammini? Il problema non è che qualcuno calpesti le nostre rovine, ma che queste ci sono e che esistono per causa interna e non esterna. Il terrorismo è uno dei tanti nemici; così come ogni storia lo conosce. Solo un mediocre buonismo può ignorarlo. E una società priva di identità come la nostra.

Infine una nota (non troppo) a margine. C’è chi si interroga, e nemmeno troppo a torto, sulla genuinità di questi fenomeni. Provo a spiegarmi. Che delle persone siano morte è piuttosto certo (anche se c’è chi sospetta che nemmeno questo sia vero); ma che queste morti siano figlie del terrorismo non è del tutto vero. In buona sostanza c’è chi crede che il terrorismo islamico sia un’invenzione o un reale alleato lasciato a briglie sciolte per rendere schiavi gli occidentali. Non dei fanatici islamisti, ma di uomini in giacca e cravatta (e probabilmente grembiule) occidentali. Questo terrorismo psicologico sta portando (sono di due giorni fa le parole di Eugenio Scalfari secondo cui “ci dovrebbe essere una cessione di sovranità immediata per la difesa comune e politica estera”) al ricatto di barattare un po’ di sicurezza con la libertà dei singoli e delle nazioni in nome di un nuovo ordine mondiale. Si tratta di un’illusione credere che costoro garantiscano la sicurezza, perché sarebbe come credere che gli strozzini garantiscono la sicurezza economica. Non sarebbe il primo fenomeno che induce a credere che il terrorismo sia un’invenzione o un alleato di questa operazione.

In sostanza ci sono molte domande a cui rispondere prima ancora di formulare risposte. Non ultime quella sulla religione islamica. È essa radicata con la violenza sì o no? Chi lo dice? Chi ha autorità per farlo. Ma così si ritorna a quella radice relativistica dalla quale non se ne esce. Infatti non stiamo uscendo dal tunnel della violenza, della povertà, della libertà e del disordine, ci stiamo sprofondando dentro.

admin
Author: admin

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui