IlBigotto

Da qualche giorno l’attenzione mediatica nazionale (e non solo) è concentrata su quanto accaduto a Roma per i funerali del boss dei Casamonica. C’è chi si lamenta del funerale stesso chi di tutta la sceneggiata che è stata allestita intorno. Di cose da dire ce ne sarebbero ovviamente molte, a partire dall’incapacità o collusione di questa classe politica, capace solo di blaterale fandonie, ripetere programmi e obiettivi, ma con una città, Roma, e un Pase, l’Italia, che è in mano ad altri, non allo Stato. Per molti aspetti potrebbe essere un bene, tra criminali e sanguisughe poco cambia, ma c’è l’aggravante che dallo Stato, rispetto alle mafie, qualcosa in più ci si aspetterebbe. E non c’è. Con l’aggravante, comica?, di un sindaco di Roma che quando accade qualcosa nella città che è stato chiamato a dirigere non c’è mai. Un caso? Ognuno tragga le sue conclusioni. Qui però vien da riflettere sull’aspetto religioso della faccenda. Di un mondo, probabilmente anche cristiano, che si scandalizza perché un prete compia il proprio dovere: pregare per i vivi e, in questo caso, per i morti. Ma è un cristianesimo quello contemporaneo incentrato più a scomuniche mediatiche che spirituali; incentrato più sulla mediaticità del suo capo, che sulla conversione delle anime; preoccupato più di piacere al mondo e di non pestargli i piedi, che di piacere al suo Signore e Maestro. Un cristianesimo ipocrita, che parla di misericordia e poi quando si tratta di applicarla non sa come farlo, non sa cosa significa, perché l’unico amore che conosce è quello che fa battere forte forte il cuore e amare un nemico non rientra tra queste palpitazioni. Un cristianesimo che invece che essere sale del mondo è finito per essere niente; invece che essere pietra d’inciampo, scandalo per giudei e pagani, è divenuto un’ordinaria manifestazione di inutilità. Un cristianesimo che non si riprenderà se continuerà su questi schemi, ma i suoi ministri non sembrano preoccuparsene e, conseguentemente, i fedeli giacciono entusiasti nell’ignoranza e nel peccato, convinti di guadagnarsi la salvezza in questo modo. Nessuno sa se Casamonica (così come fu per Priebke) si sia pentito in punto di morte, ma il problema è che non si crede al pentimento (qualcuno ne parla ancora?) perché il pentimento è divenuto inutile in un orizzonte privato dell’aspetto trascendente: un cristianesimo ridotto a palliativo delle beghe sociali. La vicenda del funerale del signor Casamonica ci ricorda che non siamo capaci di amare. E il paragone con Piergiorgio Welby è profondamente inappropriato. E ammesso e non concesso che quello fu un errore non si capisce perché bisognava perpetrarlo. Il problema di fondo, ciò che manca in tutta questa storia, è qualcuno che dia parole di vita eterna. La morte di un personaggio come Casamonica è un monito per tutti: tutti moriamo e tutti ci troveremo di fronte al giudizio di Dio. Ma tra funerali farsa e ignoranza delle cose di Dio, sembra che a preoccupare sia più il giudizio degli uomini.

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