IlBigotto

Tutto cambia. Così dicono. E da quando ha iniziato a mutare anche la fede essa, com’era comprensibile, non ha smesso di cambiare. Un’analisi interessante deriva se si paragona la la fede e il web. La fede cambia ogniqualvolta si sostiene che essa debba essere adattata al mondo. Ecco allora il motivo dell’accostamento. Sono quindi rintracciabili tre fasi. Fede 1.0, 2.0 e 3.0. Vediamole:

Fede 1.0 – Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto (1Cor 15,3). La fede quella era, quella rimaneva. La fede immutabile, la dottrina, la virtù della fede. Mutavano e passavano le generazioni, ma il contenuto rimaneva lo stesso. Così come internet: all’inizio era solo uno strumento, nel quale inserire dei contenuti; la sostanza di essi rimaneva immutata.

Fede 2.0 – “Vi trasmetto quello che ho sperimentato”. L’esordio vero e proprio delle potenzialità di internet. L’aggiornamento (di facciata e di sostanza), l’upgrade, rifiuto della fede passata (altrimenti perché cambiarla?) l’esperienza della fede. Quello che provo e sento condivido perché tutti sappiano = quello che provo e sento è ciò in cui credo. La religione a immagine e somiglianza, con continui upgrade, incapace, quindi, di stare al passo con i tempi e suicidandosi.

Fede 3.0 – “Vi trasmetto quello che sto facendo”. I selfie, i popestar, la tecnologia nella liturgia, i social, la condivisione, il cambiamento continuo, la fede non esiste più perché è fede ciò che io credo, ciò che io ho prodotto. Divenendo mutevole come muta il tempo, ergo, ognuno ha la sua fede, non c’è più la fede. Si crede in sé stessi più che in Qualcuno. Non ciò che qualcuno mi ha trasmesso (1.0), così come oggi (e siamo solo agli inizi) il web non solo legge ma interpreta. È una realtà virtuale, alienante, lontana dal corpo. Ma se è lontana dal corpo non ha bisogno dei sacramenti. E, ancora, senza sacramenti non c’è fede cattolica.

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