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Papa Francesco si recherà a L’Avana e lì celebrerà una Messa. Tutto tranquillo? Non proprio. Infatti la Messa verrà celebrata sotto l’immagine di Ernesto Che Guevara (oltre a tutti gli altri simboli della rivoluzione) che, aldilà delle diseducative magliette che circolano per il mondo con il suo volto, oltre a non essere certo un cattolico, è stato un bel criminale. Se le immagini contano qualcosa – e contano! – c’è da preoccuparsi. Basta leggere gli articoli dei giornali che da marzo 2013 sono in continua eccitazione. Eccone un esempio, di ieri:

È semplice l’altare che aspetta Papa Francesco a Plaza de la Revolución, dove domenica celebrerà la messa sotto al ritratto stilizzato del suo compatriota Ernesto Che Guevara. Un palco giallo, una tettoia bianca, una sedia in legno scuro e velluto rosso. In cima, una croce essenziale. Tutto intorno a lui i simboli della rivoluzione, Hasta la Victoria Siempre, il monumento a José Martì, si mescolano con i manifesti sobri che gli danno il benvenuto a Cuba, e uno striscione piazzato sopra al Teatro nazionale che mostra il Santo Padre mentre lava i piedi ai dimenticati, e lo accoglie come «Misionero de la Misericordia». Qui il regime castrista spera di ricevere due doni: la spinta per convincere gli Stati Uniti a togliere l’embargo, dopo la ripresa delle relazioni, e un messaggio politico che salvi almeno le intenzioni della rivoluzione, se non proprio i suoi risultati. [La Stampa]

C’è, ovviamente, il mediatico favore verso tutto ciò che è filocomunista, filoprogressista e filonondidestra. Basta fare un piccolo esperimento: sostituire l’immagine di Che Guevara e metterci quella di qualsiasi altro esponente di movimenti opposti a quello di Che Guevara e immaginare le conseguenze. Fatto? Appunto.

C’è da dire che il comunismo e tutto ciò che con esso fa rima è stato condannato dalla Chiesa cattolica, in maniera solenne e inoppugnabile. Per quanto gli eretici progressisti, mascherati da due anni da obbedienti cattolici, si prodighino a diffondere il contrario: quanto stabilito per vero non può, tempo dopo, divenire falso (e viceversa). Ciò che è vero oggi, se non è stato vero ieri, non è vero oggi e non lo sarà mai.

C’è da dire, ovviamente, che non si vogliono fare le pulci al Papa, per quanto gli stessi che rimproverano chi lo fa sono i primi che lo hanno fatto nel recente e nel recentissimo passato. C’è solo una reale (misericordiosa, toh) preoccupazione: quella di chi, a contatto con le persone vere, di carne (e non i profili social o i numeri delle ideologie) si rende conto costantemente della confusione in cui la Chiesa cattolica è immersa. Cos’è cattolico? Prendete due sedicenti credenti, usciti anche dalla stessa funzione (dire Messa, dicono, è troppo antiquato), e risponderanno in maniera opposta. Qualcosa vorrà pur dire, no?

Siamo passati dalla Messa coram Deo a quella coram populo; ora è la Messa coram Che? Ironia a parte c’è da dire che, senza entrare troppo nel merito delle vicende (non ne abbiamo le competenze) se il comunismo è stato condannato (e combattuto) perché da decenni su di esso si tace o, peggio, lo si favorisce, spacciandolo per l’applicazione politica e sociale del Cristianesimo? Si potrà dire che qualcosa (anche di grave) non va?

C’è da dire, infine, che questo Papa piace troppo, scrivevano Alessandro Gnocchi e il compianto Mario Palmaro. Ma c’è un dato ancora più netto, evidente, incontrovertibile: questo Papa piace a chi non è cattolico. E non perchè ode nelle sue parole o scruta nei suoi gesti un invito alla conversione, alla verità e alla bellezza della fede cattolica, ma perché nelle sue parole e nei suoi gesti vede la conferma e la benedizione dei propri convincimenti non cattolici. Non si possono giudicare le intenzioni di un uomo, specie del Papa, ma interrogarsi sulle conseguenze delle sue parole e dei suoi gesti è sacrosanto. Ammesso e non concesso (i dubbi restano) che le intenzioni di Bergoglio siano oneste, ci si può domandare perché da un’intenzione sana vengono frutti sbagliati, malvagi, che creano scandalo, confusione e insinuano nella cattolicità (per quel che ne è rimasto) ciò che cattolico non è? E tutto questo dovrebbe turbare, far sobbalzare, i diretti collaboratori del Papa. Ma costoro tacciono o godono festanti. Quanto accadrà a Cuba non è il primo, sbadato, gesto; ma l’ultimo di una lunga serie (si pensi solamente al crocifisso su falce e martello amabilmente accolto da Bergoglio). Che quanto dice il Papa crei scandalo in uomini di fede cattolica certa (quella, cioè, non aggiornabile alle mode e alle “esigenze pastorali” del momento) è un problema gravissimo. Problema che qualcuno dovrebbe farsi carico. Ma, siamo certi, el clero, unido, non lo farà.

E forse sarà inutile continuare a ripetere, con coraggio e fermezza, ciò che la Chiesa crede per vero e che da un momento in poi ha smesso di credere e di annunciare. Immersi in questa situazione tutti gli sforzi non solo saranno inutili, ma anche controproducenti.

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