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Amore_DirittiÈ bastata una ricerca, molto semplice, realizzabile da tutti con pochi click di tastiera e di mouse. Basta consultare il Titolo VI del Codice Civile italiano, quello che tratta, come recita il titolo Del matrimonio per fare delle scoperte non clamorose, ma da ricordare in questo clima ideologico in cui viviamo. Ebbene, ad una rapida ricerca della frequenza con cui ricorrono determinate parole si scopre:

  • diritto – 21
  • diritti – 10
  • doveri – 7

su una quantità di 190 ricorrenze della parola matrimonio (o matrimoni), titolo compreso. E con questo? Con questo poco, ma è un dato da tenere a mente. Ora si proceda ad un’altra ricerca: quante volte ricorre il termine, il concetto, di amore? Ecco qui:

  • amore – 0

Sì, zero. Niente. Mai. E con questo? Con questo si risponda a tutti coloro che, probabilmente in mancanza di argomentazioni serie e validi, trasla la discussione del riconoscimento dei cosiddetti diritti civili in un ordinamento civile su un contesto sentimentale, d’amore appunto. In sintesi, allo Stato non importa nulla se due persone si amano, ma interessa che queste garantiscano determinati criteri e che per farlo siano dotati di alcuni prerequisiti (si legga il Codice civile per scoprire quali). Non amarsi non significa odiarsi, almeno a livello di legge. E chi non ama non viene multato e non finisce in carcere. Può essere biasimato da una morale, non da una serie di commi giuridici. Farlo capire a chi sbandiera striscioni e slogan forse è più difficile di quanto si pensi, perché accettare la realtà è cosa molto complicata. Ma rimane un dato di fatto: che la legge non tutela i sentimenti e le passioni, ma altre cose. Chi tanto dice di prodigarsi per i diritti civili se davvero li ha a cuore come ostenta, lo faccia con serietà, non mentendo o spostando la discussione su campi inutili e falsi.

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