IlBigottoCapita sovente che il bigotto che scrive vada in giro per Roma, e per l’Italia, e si trovi ad assistere a determinati eventi, incontri e corsi cristiani (così li definiscono). Il bigotto, altrimenti non sarebbe tale, dovrebbe evitare determinate circostanze e affidarsi alla sua chiusura mentale, alle sue uniche esperienze e certezze, senza andare in giro a cercare non si sa cosa. Ma tant’è. In uno di questi eventi, incontri e corsi rifletteva sulla fedeltà. Perché lo colpiva un dato di fatto: oggi nella cattolicità non si riesce a proporre niente, NIENTE, se non accompagnato da “liturgie” mediocri, irrispettose anche del minimo indispensabile, palesemente inventate, con riti e gesti insulsi, di una banalità sconfortante. È un dato di fatto, che qualche considerazione si porta dietro. Tornano alla mente le parole inequivocabili di Gesù Cristo: “Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto” [Lc 16,10] Che sono così chiare che non è possibile appellarsi a qualsiasi altro tipo di interpretazione. Questi eventi, incontri e corsi, ovviamente, non hanno al centro la liturgia, ma essa, anche se marginale, è indicativa della mentalità con cui si vive e opera all’interno della Chiesa. Se essa fosse poco importante perché impegnarsi con riti assurdi e non previsti da nessuna parte nell’orbe cattolico? Se essa è importante perché non essere fedeli a quanto la Chiesa cattolica insegna e prescrive? Che sia di poca o molta importanza, Cristo chiede la fedeltà in entrambi i casi. Solo i saccenti di oggi liquidano la fedeltà nel poco (ammesso e non concesso sia poco) come essere, appunto, bigotti. E non si tratta di concentrarsi sul poco (ammesso e non concesso sia poco) per ignorare il molto, ma di essere coerenti e rispettosi delle cose sacre. Perché con questa ottusa ideologia delle invenzioni liturgiche produce, almeno, due effetti drammatici. Il primo: chi inventa non è fedele nel poco (ammesso e non concesso sia poco); con quale coerenza pensano di poter essere credibili in quello che in quegli eventi, incontri e corsi insegnano? Se non sono affidabili (e non lo sono) nel poco (ammesso e non concesso che sia tale) come posso io, ignorante, fidarmi di quanto dicono? Il secondo: si professano tanto liberali e liberati dalle catene insopportabili del dogma e delle rubriche liturgiche, ma – l’eterogenesi dei fini docet – sono più legati e schiavi che mai, sottoposti al pesantissimo giogo delle loro invenzioni, alle quali non riescono a fare a meno.

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