IlBigotto

Non c’erano limiti, né confini, al futuro. E un uomo non avrebbe saputo dove mettere la sua felicità” [J. Steinbeck – La valle dell’Eden]

Si sente ripetere spesso che bisogna abbattere i muri. Questo, secondo costoro, sarebbe un’operazione, reale o metaforica, che gioverebbe alla comunione tra le persone. Non più divise, dunque, ma unite. Il problema, però, è duplice. Da una parte c’è un ignoranza (voluta o meno cambia poco nei fatti, molto nelle responsabilità) della realtà umana. Essa è peccaminosa e la costruzione di muri è necessaria, quasi come un male minore (ammesso e non concesso che esso sia lecito), alla sopravvivenza. Dall’altra parte c’è la questione che ruota intorno al fatto che il problema non sono i muri in sì, ma l’assenza di porte. Infatti i muri delimitano e costruiscono l’identità delle cose, così come delle persone. Essi sono necessari perché esista la differenza tra ciò che è e ciò che non è; senza non vi sarebbe differenza, ergo non vi sarebbe realtà. I muri ci sono e per superarli non bisogna distruggerli, ma attraversarli; accettando di varcare un ingresso che l’altro ha avuto voglia e cura di creare; accettando di passare da una parte ad un’altra, passando da un io a un tu, quindi accettando una diversità. Invece gli slogan di molti si limitano solo all’ideologica distruzione di muri, ignorando che la realtà è ben diversa e che la stessa umanità non ha bisogno di vivere in una comune, ma di vivere in città regolate dall’ordine e non dal disordine della prepotenza di ognuno che, inevitabilmente, regolarmente esplode e si manifesta. Perché l’egoismo e la cattiveria non sono eliminabili (tantomeno da riforme sociali) e con esse bisogna imparare a convivere. L’identità delle persone si costruisce anche sapendo cosa contraddistingue l’uno dall’altro; prendendo coscienza di cosa siamo fatti e di cosa no. Il vero dialogo non è nell’assenza di diversità, ma nella paziente accettazione di essa e da esse (quelle di entrambi i dialoganti) partire per migliorarsi evitando quello che oggi accade: più si parla di dialogo e meno lo si pratica, non tanto per mancanza di volontà, ma per incapacità a farlo. Gli slogan e le ideologie producono anche questo ridicolo e ipocrita controsenso: più si dice di dialogare e meno lo si fa; infatti ognuno parla di sé stesso e su sé stesso, senza ascoltare, senza tacere, senza capire.

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