chiesa-stato1La questione delle unioni civili che tanto sta scuotendo più la politica e la stabilità del governo che l’opinione pubblica e i reali problemi dei cittadini, ha una radice in un problema antico mai risolto se non in maniera coatta, quello cioè del rapporto tra cattolicesimo e vita pubblica. Ci si riempie la bocca di proclami, ci si ingegna a trovare metodi per imporre i propri diktat, ci si prodiga a fare proclami e a ripetere slogan strumentali che, come tali, sono falsi, ipocriti e incapaci non solo di risolvere i problemi, ma anche semplicemente di prenderli seriamente in considerazione.

Uno degli aspetti principali della questione, che nessuno ricorda, è che i vescovi, così come i preti, in maggioranza sono cittadini italiani, che pagano le tasse e che, se commettono crimini, vengono puniti dalla giustizia italiana e non vaticana che, al più, li giudica per le questioni sacre. Come cittadini non si spiega perché non dovrebbero esprimere il loro parere così come non dovrebbero farlo i politici sedicenti cattolici (per quanto andrebbe aperto un lungo discorso su questa categoria, ma non è questa la sede) ai quali si chiede di sopprimere i loro convincimenti, in quanto religiosi, e di assecondare convincimenti altrui laici.

Così come non si capisce perché la politica e la società si sforzi di adeguarsi, in nome dell’accoglienza e del rispetto, a volte sacrosanti a volte meno, alle tradizioni religiose islamiche ed ebraiche (o di altri credo) e, invece, si dovrebbero ignorare quelle cattoliche. Il problema a volte pare più di opportunità che altro, perché sarebbe interessante domandare cosa pensino, proprio in materia di omosessualità, sia gli ebrei che i musulmani italiani. Si scoprirebbe che le loro posizioni non sono dissimili da quelle cattoliche.

Il problema serio, vero, reale, è a monte. È la questione del rapporto tra Stato e Chiesa, tra fede e laicità, tra politici credenti e politici non credenti. Il problema nasce, spesso e volentieri, nel non voler riconoscere ciò che è stata, e quindi ancora è, l’Italia. Un Paese dove, ancor prima dell’unità politica e culturale, ha avuto l’unità religiosa. E che lo si condivida o meno, lo si consideri un progresso o un regresso, una zavorra o una sicurezza, è un dato di fatto. Dato di fatto che bisogna prendere in considerazione; ignorarlo è sempre e solo foriero di guai. E forse bisognerebbe prima risolvere questo problema, piuttosto che continuare a tentare di rispondere a delle domande senza averne i mezzi per farlo.

admin
Author: admin

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui