IL TRASFERIMENTO DELLA SACRA SINDONE DA CHAMBERY E TORINO

Teca della Sacra Sindone dell'ostensione del 2015
Teca della Sacra Sindone dell’ostensione del 2015
Sacra Sindone
Sacra Sindone

La Sacra Sindone, il lenzuolo che la tradizione cristiana vuole che sia stato il sudario di Gesù Cristo e che durante la Resurrezione si sia impresso come in un negativo l’immagine di Nostro Signore, nel corso del suo peregrinare datato 1353 quando il cavaliere francese Geoffroy De Charny arrivo con questo lenzuolo e lo depose nella chiesa di Lirey, ritirato da Marguerite de Charny, sua diretta erede e dopo tante peripezie lo consegna nelle mani dei Duchi di Savoia a Chambery esattamente cent’anni dalla comparsa in Europa della preziosa reliquia nel 1453.

I Savoia non persero occasione di farne una preziosa pubblicità agli occhi della cristianità e del mondo cattolico, facendosi concedere dal Papa la possibilità di festeggiar questo evento. Nel 1532 in un incendio nella Sainte Chapelle Du Saint Suaire danneggiò la Sindone che venne poi riparata dalle Clarisse di Chambery. E finalmente siamo arrivati alla fatidica data del 15 settembre del 1578, in quanto Emanuele Filiberto, presagendo che il suo futuro e quello della dinastia sarebbe stato in Italia (tre secoli dopo i suoi discendenti vennero incoronati come Re d’Italia) trasferì nel 1562 la capitale del ducato da Chambery a Torino. Siccome il santo arcivescovo di Milano Carlo Borromeo aveva fatto un voto per far si che la peste a  Milano non mietesse più vittime, finita la pestilenza, egli scrisse al duce di Savoia che aveva intenzione di fare questo pellegrinaggio a piedi. Il duca Emanuele Filiberto ordinò quindi, per abbreviare il cammino al sento prelato di Milano, di trasferire la reliquia a Torino che venne accolta con tutti gli onori e con le salve dei cannoni. Il percorso che fece San Carlo Borromeo da Milano a Torino per sciogliere il voto lo compì in cinque giorni.

Da quel momento la Sindone rimase per sempre a Torino tranne che nel periodo tra il 1939 ed il 1946 quando venne nascosto nel santuario benedettino di Montevergine. Essendo comunque stata sempre di proprietà dei Savoia, Umberto II l’ultimo re d’Italia decise nel suo testamento di lasciare l’eredità alla Santa Sede nominando l’arcivescovo di Torino suo custode. E questo ha generato una querelle parlamentare nel 2009 quando una interrogazione suscitata in seguito all’intervento del Costituzionalista Francesco Margiotta Broglio che sosteneva che la Sacra Sindone divenisse proprietà della reliquia in quanto Umberto II non essendo più Re d’Italia non poteva fare un testamento su qualcosa che non era più suo ai sensi della Costituzione Italiana, ma essendo la Santa Sede mantenuto l’usucapione legale per oltre venti anni, questo diritto dello Stato Italiano non può essere più esercitato. E forse è meglio così visto come vengono tutelati i beni storici ed archeologici in Italia.

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