Il terremoto di Lisbona del 1° novembre del 1755


Litografia del terremoto di Lisbona

Si fa tanto parlare del terremoto in Albania di questi giorni, ma sia in Italia che nel mondo nel corso dei secoli si è assistito a queste tragedie non prevedibili da parte dell’uomo. Certo, se fossero prevedibili questi fenomeni naturali, si eviterebbero inutili drammi e molti morti, ma purtroppo non è così. Ma il terremoto di cui parliamo non si è verificato recentemente, ma bensì a metà del Settecento, precisamente a Lisbona,  nel 1755. Questa catastrofe era stata annunictata da dei segnali importanti, ma quello che doveva seguirne non sarebbe piaciuto alla popolazione della più importante città del regno del Portogallo. Alle 9,40 del 1° novembre del 1755 gli abitanti della città di Lisbona avvertirono una prima violenta scossa di terremoto, con la terra che cominciò a tremare così forte che alcuni superstiti avrebbero poi descritto quegli attimi di paura, Dissero che le torri medievali della città “ondeggiavano come un campo di grano sotto la brezza”. La scossa durò per ben sei minuti e fu talmente violenta da essere avvertita in gran parte dell’Europa Occidentale e in Marocco arrivando fino alle isole dell’America centrale.  E come se non bastasse, un’ onda gigante, alta tra i 12 e i 18 metri a seconda delle zone colpite, si alzò dall’Oceano pochi minuti dopo la scossa del terremoto facendo crollare quello che le scosse non avevano fatto cadere. Due ore dopo il terremoto, scoppiarono vari incendi in tutta la città, che vennero domati solamente dopo tre giorni, e tra i danni più importanti che fece questo incendio, il più grave fu la distruzione dell’Hospital Real, dove più di quattrocento ricoverati vennero bruciati vivi. I morti totali della catastrofe vennero stimati introno alle 90 mila unità, mentre i senza tetto furono 100 mila. Una catastrofe del genere accaduta nella capitale del regno dei Braganza nel secolo dei Lumi veniva interpretata come l’idea di una furiosa volontà divina che puniva gli uomini che erano incuranti nell’osservanza dei comandamenti di Dio, ed il fatto che la giustizia divina si accanisse contro Lisbona era il sintomo che qualcosa non andava. Tanto che il celebre filosofo francese Voltaire già a fine novembre aveva scritto un libretto, il famoso “Poema sul disastro di Lisbona”, che era una sorta di proclama contro chi sosteneva le teorie consolatorie sui mali fisici del mondo, spostando il dibattito filosofico su una domanda molto importante: come è possibile che un Dio buono permette che migliaia di persone innocenti muoiano come è accaduto sotto le macerie di Lisbona? Ma gli abitanti delle zone colpite dal sisma non si persero d’animo e cominciarono subito la ricostruzione e il marchese di Pombal, il primo ministro d’allora, acerrimo nemico dei Gesuiti e della Chiesa, dette ordine di dare inizio subito ai lavori di ricostruzione, dicendo che era necessario “seppellire i morti e dare da mangiare ai vivi“, coordinando i soccorsi iniziali e incaricò in seguito vari architetti per riprogettare la città, rendendola così come la conosciamo oggi, con tecniche di costruzione antisismica molto avanzate per l’epoca.

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