Il tempo e gli orologi

url-12Che ore sono? Quanto manca? Fra quanti minuti? Sono tutte domande che possiamo fare da quando il concetto di tempo – affascinante e misterioso – è stato regolato da strumenti di misurazione sempre più precisi che si avvalgono di convenzioni, piuttosto che di conformazioni alla realtà. “Per gli antichi non esistevano né minuti né secondi. Artisti come Stevenson, come Gaugain, sono fuggiti dall’Europa e hanno raggiunto isole senza orologi. La posta e il telefono non molestavano Platone. L’orario ferroviario non incalzava Virgilio. Descartes si abbandonava a sognare lungo i canali di Amsterdam. Ma i nostri movimenti di oggi sono regolati su frazioni esatte del tempo […]. Il nostro corpo è sottoposto a una perpetua trepidazione; ha bisogno, ormai, di brutali eccitanti, di bevande infernali, di emozioni brevi e grossolane, per sentire e per agire. Di fronte a tutti questi fatti, non sono lontano dal concludere che la sensibilità nei moderni è in via di indebolimento” [T. Adorno] Più è andato migliorando tecnicamente e tecnologicamente il computo del tempo, più di esso siamo diventati maniaci, bisognosi e paradossalmente schiavi. Avere il tempo sotto mano – più precisamente al polso – poterlo “controllare” ed essere più precisi, ha condotto l’uomo ad avere l’ansia del tempo. I tempi sono frenetici, velocissimi e di fronte alle conseguenze di questa schizofrenia l’assurda cura che proviamo ad applicare non è quella di rallentare e riprendere consapevolezza dei nostri limiti, sperimentando la pace e la serenità della calma, bensì cerchiamo un’accelerazione sempre maggiore, illusi che l’avere più tempo ci permetta di fare più cose e vivere meglio.

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