Villa di Malagò a Sabaudia

Una guerra legale che va avanti da diverso tempo, am questa dovrebbe essere la svolta decisiva: nella sua villa a Sabaudia il presidente del CONi Giovanni Malago ha costruito delle opere abusive, ed esattamente una tettoia per le auto, un vialetto con piattaforma in legno e barbecue, una dépendance di 21 metri quadrati, l’ampliamento della cucina per più di 6 metri quadrati, una tettoia per stenditoio, una dépendance di quasi 60 metri quadrati, una stireria con dispensa e bagno e infine l’ampliamento di una dépendance esistente per 15 metri quadrati.Malagò aveva richiesto una concessione in sanatoria per risolvere questo problema. Corsi e ricorsi, ma alla fine è è arrivato anche il pronunciamento del Tar di Latina che ha rigettato gli otto ricorsi presentati (uno per ognuna delle opere realizzate abusivamente) dai suoi legali, gli avvocati Angelo Clarizia e Luca Melegari, e condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio a favore dell’amministrazione comunale di Sabaudia e della Regione Lazio. Malagò nel 2017 aveva presentato una richiesta di condono edilizio in base alla legge del 2003 ma il Comune di Sabaudia aveva respinto le istanze. Una posizione che è stata condivisa dai giudici amministrativi che nelle sentenze pubblicate nella giornata del 28 novembre hanno sottolineato che “il manufatto è ubicato sulla fascia dunale compresa tra il mare e il Lago di Sabaudia, la quale è soggetta a vincoli di inedificabilità particolarmente stringenti, tra i quali quelli del Piano territoriale paesaggistico che vieta gli incrementi edificatori, e dal Piano del Parco Nazionale del Circeo, in cui l’area viene classificata Zona B – Riserve Generali Orientate Sottozona B2 – Riqualificazione Ambientale, per la quale si precisa che in essa è vietato realizzare nuove opere edilizie e ampliare le costruzioni esistenti”. La sentenza ha precisato che la legge del 2003 “prescrive l’insuscettibilità della sanatoria di opere edilizie non autorizzate, realizzate su immobili soggetti a vincoli, istituti prima dell’esecuzione di dette opere, ove le stesse non siano conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici, condizione quest’ultima, che costituisce una novità rispetto alle precedenti leggi sul condono edilizio”. La sentenza sottolinea ancora come il provvedimento del Comune di Sabaudia contiene esplicito riferimento a tutti i vincoli insistenti sull’area, e la specificazione che gli interventi non risultano conformi alle Norme Urbanistiche ed alle prescrizioni degli strumenti urbanistici, in quanto qualificabili come opere di trasformazione urbanistica del territorio subordinate al permesso di costruire, e non suscettibili di sanatoria.

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