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I braccianti indiani residenti in provincia di Latina sono scesi in piazza ancora una volta per chiedere il rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, in agricoltura e non solo. Questi braccianti hanno dato vita nel pomeriggio del 10 settembre ad un presidio davanti la Prefettura a pochi giorni dall’ennesimo incidente in un’azienda dove ha perso la vita un giovane sikh sostenuti dalla Cgil provinciale e regionale che prosegue la sua battaglia. Ha sottolineato il segretario generale della Cgil Latina Frosinone Anselmo Briganti: “Dobbiamo uscire da questa condizione medievale del lavoro – e da un sistema di illegalità inaccettabile. Ci sono troppi morti. Bisogna cambiare passo e per questo chiediamo al Prefetto e alle altre istituzioni della provincia di aiutarci nel controllo sul rispetto delle regole”.Ha aggiunto Dario D’Arcangelis, segretario organizzativo Cgil Frosinone Latina: “Le istituzioni devono riappropriarsi del loro ruolo di controllo e ispezione nelle campagne ma anche all’interno delle aziende permettere fine alle morti ma anche allo sfruttamento dei lavoratori”. Alla manifestazione c’era anche il responsabile regionale sicurezza e legalità del sindacato, Roberto Iovino, che ha lanciato un messaggio: “Spero che anche le associazioni datoriali facciano la loro parte perché finora stanno osservando un silenzio preoccupante. Le aspettiamo nelle piazze e anche nelle aule dei Tribunali dove si celebrano i processi per morti e caporalato e dove la Cgil si costituisce parte civile con i lavoratori”.   Ha aggiunto il sociologo Eurispes Marco Omizzolo, noto per il suo impegno contro il capralato: “Dicevano che il caporalato non esisteva, questa è una battaglia di civiltà che appartiene a tutti perché in gioco c’è il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei diritti umani”. Anche il sindaco di Latina Damiano Coletta ha voluto portare il suo saluto ai lavoratori in piazza della Libertà: “Viviamo un tempo difficile ma nessuno deve rimanere indietro, le persone vengono prima di tutto”

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