Latina Biz – Servizi Notizie Eventi Informazioni Chiesa Cattolica Il santo del giorno del 24 dicembre : santi Adamo ed Eva

Il santo del giorno del 24 dicembre : santi Adamo ed Eva



Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre

Coloro che condannarono l’umanità alla mortalità attraverso il peccato originale sono stati fatti santi. Infatti il 24 dicembre ricorre la memoria liturgica dei santi antenati di Gesù, tra i quali la Chiesa venera Adamo ed Eva. Dopo il libero compimento del peccato originale e la cacciata dall’Eden, i nostri progenitori vissero una vita di preghiera e penitenza – come i Padri della Chiesa hanno insegnato e in accordo alle tracce contenute nell’Antico Testamento – morendo riconciliati con Dio e in attesa della salvezza promessa per i giusti che si sarebbe compiuta con il nuovo Adamo,Cristo, incarnatosi grazie al si pronunciato della nuova Eva, Maria, inizio di una nuova creazione che supera in gloria l’originaria perché redenta dai meriti di Nostro Signore, obbediente fino alla Croce. In questo senso la liturgia pasquale recita: O felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore. Adamo ed Eva vissero e morirono perciò nella speranza della redenzione, che era stata misteriosamente predetta da Dio proprio dopo la loro disobbedienza, nel mentre di quel primordiale dramma in cui pensarono di non poter recuperare l’amicizia con Lui (ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto), che invece non li abbandonò, annunciando nelle parole rivolte al serpente tentatore ciò che la Tradizione ha chiamato «protovangelo» della salvezza, poiché, spiega il Catechismo, «è il primo annunzio del Messia Redentore, di una lotta tra il serpente e la Donna e della vittoria finale di un discendente di Lei». Si tratta del celebre versetto della Genesi: Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno (Gn 3,15). È l’inizio del combattimento spirituale che da allora accompagnerà la vita terrena di ogni uomo, chiamato a combattere, con l’aiuto della grazia di Dio, per restare unito al bene. L’esperienza di Adamo ed Eva – creati in uno stato di santità e giustizia originali, partecipi della vita divina, in perfetta armonia tra loro e con tutta la creazione, dove non esistevano né morte né sofferenze – mostra già all’inizio della storia dell’uomo l’infinita misericordia di Dio, che cerca fino all’ultimo di attrarre a Sé la sua creatura, amata al di sopra di tutto il creato: ne ha compassione nonostante il tradimento della Sua amicizia (il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì) e arriva a donarle le grazie necessarie perla santificazione. I progenitori, dopo aver abusato della loro libertà, cadendo nell’inganno di Satana di poter diventare «come Dio» ma “senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio” (san Massimo il Confessore),sperimentarono tutto l’orrore del peccato; e nel loro stato di pellegrini sulla terra ebbero il merito di riconoscere la loro colpa e di vivere per espiarla,stavolta assecondando la grazia. Si ha un segno di questo riconoscimento di Dio nelle parole che Eva pronuncia dopo aver partorito Caino: Ho acquistato un uomo dal Signore (Gn 4,1). Sono parole di lode all’Onnipotente. I progenitori comprendono cioè di essere stati resi partecipi, in “una sola carne”, della Sua opera di creazione più alta. Pochi versetti più avanti l’autore sacro, spesso scarno, riferisce un ringraziamento in tutto simile per la nascita del terzo figlio, chiamato Set: Perché – disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso. Le discordie tra gli uomini, che sono sempre liberi ma feriti nella loro natura in conseguenza del peccato originale, li precipitano in un abisso senza fine, eppure Dio continua a non abbandonarli propiziando una nuova discendenza. Set diventa padre di Enos e il capitolo 4 della Genesi si chiude con una notizia significativa: Allora si cominciò a invocare il nome del Signore. Un Signore che perdona chi ha contrizione per i propri peccati e lo riconosce come Padre e fine ultimo. a santità raggiunta, o si potrebbe dire recuperata, da Adamo ed Eva ci ricorda che, finché si è nello stato della prova (il nostro stato qui sulla terra, prima del Giudizio), Dio non fa mancare il suo aiuto all’uomo disposto ad accoglierlo.Ricorda anche tutte le conseguenze concrete del peccato originale, che il mondo oggi preferisce ignorare e deridere mentre crede ciecamente a una pseudo-teoria secondo cui l’uomo, l’unica creatura dotata di intelletto e chiamata a conoscere e amare Dio, avrebbe un antenato in comune con la scimmia [per un approfondimento sul tema, vedi Evoluzionismo. Dubbi e obiezioni, di Marco Respinti; Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, del fisico Antonino Zichichi]. Non è questo il luogo per esporre la dottrina sul peccato originale,basti ricordare che la Chiesa insegna con chiarezza che «il racconto della caduta (Gn 3) utilizza un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all’inizio della storia dell’uomo» (CCC390). È alla luce di quel fatto che si riempie di senso il mistero di Cristo incarnato e morto in croce, secondo quell’intima connessione che san Paolo sintetizzò così: «Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia». I progenitori caduti, e ravvedutisi, a questa grazia hanno saputo credere.

Ed ecco cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica:

L’UOMO

355 « Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò » (Gn 1,27). L’uomo, nella creazione, occupa un posto unico: egli è « a immagine di Dio » (I); nella sua natura unisce il mondo spirituale e il mondo materiale (II); è creato « maschio e femmina » (III); Dio l’ha stabilito nella sua amicizia (IV).

I. «A immagine di Dio»

356 Di tutte le creature visibili, soltanto l’uomo è «capace di conoscere e di amare il proprio Creatore »; « è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa »; soltanto l’uomo è chiamato a condividere,nella conoscenza e nell’amore, la vita di Dio. A questo fine è stato creato ed è questa la ragione fondamentale della sua dignità. « Quale fu la ragione che tu ponessi l’uomo in tanta dignità? Certo l’amore inestimabile con il quale hai guardato in te medesimo la tua creatura e ti sei innamorato di lei; per amore infatti tu l’hai creata, per amore tu le hai dato un essere capace di gustare il tuo Bene eterno ».

357 Essendo ad immagine di Dio, l’individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno. È capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone; è chiamato, per grazia, ad un’alleanza con il suo Creatore, a dargli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare in sua sostituzione.

358 Dio ha creato tutto per l’uomo,  ma l’uomo è stato creato per servire e amare Dio e per offrirgli tutta la creazione: « Qual è dunque l’essere che deve venire all’esistenza circondato di una tale considerazione? È l’uomo, grande e meravigliosa figura vivente, più prezioso agli occhi di Dio dell’intera creazione: è l’uomo, è per lui che esistono il cielo e la terra e il mare e la totalità della creazione, ed è alla sua salvezza che Dio ha dato tanta importanza da non risparmiare, per lui, neppure il suo Figlio unigenito. Dio infatti non ha mai cessato di tutto mettere in atto per far salire l’uomo fino a sé e farlo sedere alla sua destra ».

359 « In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo »: « Il beato Apostolo ci ha fatto sapere che due uomini hanno dato principio al genere umano: Adamo e Cristo. […] Il primo uomo, Adamo, – dice – divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Quel primo fu creato da quest’ultimo, dal quale ricevette l’anima per vivere. […] Il secondo Adamo plasmò il primo e gli impresse la propria immagine. E così avvenne poi che egli ne prese la natura e il nome, per non dover perdere ciò che egli aveva fatto a sua immagine. C’è un primo Adamo e c’è un ultimo Adamo. Il primo ha un inizio, l’ultimo non ha fine.Proprio quest’ultimo infatti è veramente il primo, dal momento che dice: “Sono io, io solo, il primo e anche l’ultimo” ».

360 A motivo della comune origine il genere umano forma una unità. Dio infatti « creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini » (At 17,26):  « Meravigliosa visione che ci fa contemplare il genere umano nell’unità della sua origine in Dio […];nell’unità della sua natura, composta ugualmente presso tutti di un corpo materiale e di un’anima spirituale; nell’unità del suo fine immediato e della sua missione nel mondo; nell’unità del suo “habitat”: la terra, dei cui beni tutti gli uomini, per diritto naturale, possono usare per sostentare e sviluppare la vita; nell’unità del suo fine soprannaturale: Dio stesso, al quale tutti devono tendere; nell’unità dei mezzi per raggiungere tale fine;[…] nell’unità del suo riscatto operato per tutti da Cristo ».

361 « Questa legge di solidarietà umana e di carità »,  senza escludere la ricca varietà delle persone, delle culture e dei popoli, ci assicura che tutti gli uomini sono veramente fratelli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *