Beato Adriano Fortescue

Adriano nacque da un’antica famiglia del Devon; per parte di madre era cugino di Anna Bolena. La sua data di nascita è stata fissata secondo la tradizione al 1476, ma probabilmente non era nato prima del 1480. Si sposò due volte, prima con Anna Stonor di Stonor e, dodici anni dopo la sua morte, con Anna Rede di Boarstall: ebbe due figlie dal primo matrimonio e tre maschi e due femmine dal secondo. Condusse una vita consona a un gentiluomo con buone relazioni, diventando giudice di pace per la contea di Oxford, frequentando la corte, e combattendo nelle campagne del re in Francia nel 1513, e poi nel 1523. Fece parte del seguito della regina Caterina di Aragona, che visitò la Francia per il famoso “campo del drappo d’oro”; assistette all’incoronazione di Anna Balena nel 1533, e fu nominato cavaliere di Bath. Le fonti esistenti “ci mostrano un uomo dalla pietà esemplare anche se totalmente convenzionale” (Rex); faceva regolarmente donazioni a favore dei poveri e di altre cause, divenne terziario domenicano a Oxford, raccolse brani dagli scritti devozionali inglesi, e scrisse attentamente alcuni appunti sulla sua copia di Pilgrimage of the Life of Perfection (che dimostrano che, almeno a un certo livello, credeva fermamente nella supremazia del papato). Sembra che Adriano abbia accettato, almeno apparentemente, la proclamazione della supremazia reale all’inizio del 1530, e che abbia evitato di prendere una posizione in merito al divorzio del re: pronunciò il giuramento di successione, che includeva il riconoscimento del matrimonio di Enrico con Anna Bolena. Fu rinchiuso nella prigione di Marshalsea nell’agosto del 1534, senza nessuna ragione religiosa, ma quasi certamente a causa del legame della sua famiglia con i conti irlandesi di Kildare (Frances, sua figlia, aveva sposato il decimo conte che aveva guidato la rivolta contro l’Inghilterra nel 1534). Adriano fu rilasciato durante il 1535, probabilmente dopo la resa del conte in agosto, e nel 1536 gli fu chiesto di raccogliere truppe per la soppressione del Pellegrinaggio della Grazia, segno sicuro della sua lealtà alla Corona. Adriano rimase in libertà fino al nuovo arresto nel febbraio del 1539, quando fu rinchiuso nella Torre di Londra. Il Parlamento approvò un atto di confisca dei suoi beni, con l’accusa “di aver proditoriamente rifiutato il giuramento di fedeltà al re in materia religiosa e commesso altri vari e detestabili e abominevoli tradimenti, oltre a suscitare ribellioni nel regno”. Questa era un’accusa insolitamente vaga, che non aveva consistenza e non si riferiva ad alcun evento specifico. Il cardinale Pole era incluso nell’atto; non risiedeva in Inghilterra, ma era stato certamente coinvolto nel “tradimento” sostenendo il Pellegrinaggio della Grazia nel 1537, e poi ancora nel 1539, quando aveva tentato di sollevare Francia e Spagna contro Enrico. Non c’è nessuna prova, a ogni modo, che Adriano l’avesse appoggiato, o neanche che fosse stato d’accordo con i suoi intenti. Non è del tutto chiaro di che tipo di tradimento si trattasse o perché il suddetto atto fosse stato emesso dal parlamento così velocemente. Tra coloro che erano con lui, oltre al cardinale Pole, c’erano Tommaso Goldwell (successivamente vescovo durante il regno della regina Maria, e in Italia con Pole in questo periodo) e Pietro (un futuro cardinale, anch’egli legato a Pole e all’estero in quel periodo), e questo ha spinto i curatori di B.T.A. a sostenere che il problema era rappresentato dalle sue convinzioni religiose; lo studioso più recente di questo argomento è d’accordo «che la ragione o il motivo sotteso era in verità religioso» (Rex). È assai probabile che sia stata la sua relazione con la famiglia Polc a causare la caduta di Adriano, dato che era il principale bersaglio di questo atto, ed Enrico era deciso a distruggerli, inclusa l’anziana contessa di Salisbury, madre del cardinale Pole, con cui Adriano era imparentato per via del matrimonio; ciò spiegherebbe l’assenza di qualsiasi accusa specifica di tradimento contro Adriano. C’è un’altra possibilità: la notizia della scomunica di Enrico da parte del papa nel dicembre del 1538 giunse in Inghilterra verso la metà di gennaio del 1539, e questa precisa azione del papa potrebbe aver convinto Adriano di non poter nascondere più a lungo le sue opinioni sulla supremazia del re. Un pubblico commento sull’impossibilità da parte sua di accettare la supremazia del re potrebbe senza alcun dubbio aver portato al suo arresto in febbraio (Rex), anche se, in tal caso, avrebbe dovuto essere accusato anche di aver rinnegato la supremazia del re, il modo più semplice di giustificare la sua esecuzione. Adriano fu decapitato nella Torre il 9 luglio, insieme a Tommaso Dinglcy. Non esisteva un culto tra i primi dissidenti cattolici inglesi, ma era venerato come martire dai Cavalieri di Malta, e ciò costituì il fondamento della sua beatificazione avvenuta nel 1895. La tradizione ha sostenuto energicamente dal XVII secolo in poi la sua appartenenza a quest’ordine, anche se, essendo sposato, avrebbe potuto essere solo un “cavaliere della devozione”, e non un membro a tutti gli effetti. Alcuni studi recenti, a ogni modo, non sono riusciti a trovare nessuna prova della sua adesione a questo ordine, inoltre i “cavalieri della devozione” non erano accettati negli statuti secenteschi dell’ordine. Esisteva una sorta di “confraternita” o “associazione”, ma, ancora una volta, non c’è alcuna testimonianza che Adriano vi abbia aderito: “Diventa perciò molto difficile credere che Adriano si sia mai affiliato, nella sua vita, all’Ordine dei Cavalieri di Malta di S. Giovanni di Gerusalemme.” (cfr. Rex). Il figlio maggiore di Adriano, Giovanni, occupò un posto importante durante il regno di Elisabetta I e di re Giacomo, e conobbe il fondatore della Biblioteca Bodleiana di Oxford; tra i libri che diede a Bodley c’era un manoscritto di Adriano che conteneva parte di Piers Ploughman, un trattato intitolato Absolute and Limited Monarchy, e un insieme di massime e detti. Suo figlio più giovane, Antonio, fu coinvolto in un complotto cattolico contro Elisabetta I, nel 1561, ma riuscì a fuggire e a lasciare il paese.

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