San Pietro I di Cava

Pietro Pappacarbone nacque a Salerno ed era nipote di S. Alferio, fondatore e primo abate del monastero di Cava dei Tirreni. Pietro entrò a Cava nel periodo di Leone, il successore di Alferio, e ben presto divenne famoso per le sue qualità di uomo di fede: grande fervore, ascetismo e amore per la solitudine. Si raccontava che durante la Quaresima fosse capace di vivere con soltanto qualche pagnotta di pane e di rimanere praticamente sempre solo su una collina che sormontava il monastero. In quel periodo la fama dell’abbazia cluniacense si era diffusa in tutta l’Europa ed era giunta anche alle orecchie di Pietro, che ne fu talmente attratto da decidere, assieme ad alcuni altri confratelli, di partire alla volta di Cluny. Venne accolto molto calorosamente dall’abate, S. Ugo, che, nonostante gli anziani della comunità lo ritenessero troppo giovane, gli permise di entrare senza tanti problemi; considerò segni di sufficiente maturità la determinazione e il fervore che avevano portato tanto lontano il frate di Cava. La fiducia dell’abate non fu tradita, e Pietro si dimostrò particolarmente rigoroso e affidabile. Si fermò qualche anno a Cluny, poi, per l’insistenza dell’arcidiacono di Roma, Ildebrando, che poi divenne papa S. Gregorio VII, l’abate Ugo lo rimandò a Cava, dove venne immediatamente nominato vescovo di Policastro. Pietro non fu capace di sopportare il frastuono della vita mondana e dopo poco fece ritorno a Cava, dove l’abate Leone lo nominò subito suo successore, lasciando l’incarico. Il nuovo abate cercò di introdurre uno stile di vita di tipo cluniacense, ma incontrò una certa opposizione; alcuni frati in particolare, decisamente scontenti di lui, cominciarono a tramare e a mettergli contro l’abate Leone. Pietro notò tutto ciò e, preoccupato soprattutto di mantenere la pace e l’armonia della comunità, partì per un altro monastero. Più tardi, l’abate Leone e i frati che lo avevano contrastato, gli chiesero di tornare; cosa che egli fece senza trovare alcuna opposizione. Da allora in poi Cava visse un periodo di grande rinnovamento: giovani di ogni ceto sociale arrivavano in gran numero a ingrandire la comunità; diversi laici fecero donazioni di denaro e terre, che i frati potevano poi a loro volta utilizzare a favore di poveri e ammalati. L’abbazia venne allargata e fu costruita una nuova chiesa; papa Urbano II, che aveva conosciuto Pietro a Cluny, fu presente alla consacrazione e in un secondo periodo si unì alla comunità. L’abate si rivolgeva sempre ai frati con grande affetto e chiedeva loro di condividere il suo peso con la preghiera e di illuminare il suo destino con la loro comprensione e il loro affetto.Nel 1118 Pietro nominò il proprio successore e nel 1123 morì. L’abbazia di Cava, fondata nel 1011, è sopravvissuta ininterrottamente fino al 1861, quando è stata soppressa ufficialmente dal governo del Regno d’Italia, anche se il monastero che ospita una piccola comunità di frati è rimasto fino ai tempi recenti.

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