Beato Pietro Pettinaio

Pietro Tecelano era cittadino di Siena, artigiano di pettini; il suo matrimonio fu molto felice, ma la coppia non ebbe figli. Alla morte della moglie, s’unì al Terz’ordine di S. Francesco, deciso a dedicare agli altri il tempo e il denaro che non erano più necessari alla sua famiglia. La sua vita di artigiano fu semplice e priva di eventi particolari: lavorava sodo e a lungo, e la notte si recava in chiesa a pregare e meditare sulla vita e le opere di S. Francesco. Quando volle essere più vicino alla sua “famiglia” religiosa, il guardiano dei frati minori gli diede il permesso di vivere in una cella annessa alla loro infermeria, dove portò avanti la sua attività quasi fino alla fine. Era solito far visita ai malati dell’ospedale della Madonna degli Scalini, e aveva un forte senso dei suoi doveri pubblici e privati come cittadino. Una volta, dopo essere stato deliberatamente dimenticato durante una tassazione di guerra, fece una valutazione dei suoi beni e insistette per pagare ciò che gli sembrava dovuto. Pietro raggiunse alti livelli di preghiera contemplativa e possedeva doni spirituali noti a molti; la sua opinione e consiglio erano tenuti in considerazione da sacerdoti e teologi, oltre che dai suoi colleghi artigiani, ma non da lui: «State alzando troppo vento per questa povera polvere» disse a un suo ammiratore. Tra le sue mancanze principali, secondo lui, vi era la loquacità, e gli ci vollero quattordici anni di duro lavoro per ridurla e raggiungere l’abitudine al silenzio che desiderava. Visse fino in età molto avanzata, e alla sua morte fu sepolto nella chiesa dei francescani a Siena, dove giungevano pellegrini da tutta Italia per visitarla. Si pensa che sia stato il modello originale seguito da Dante per creare il suo “Pier Pettinaio”, il commercio de pettini, che prega nel Purgatorio. Il culto di Pietro fu approvato nel 1802.

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