Martiri cristiani di Roma

Dopo la festività congiunta dei due apostoli Pietro e Paolo, la Chiesa celebra la memoria dei numerosi martiri cristiani che, come attesta papa Clemente, furono crudelmente uccisi con supplizi diversi nei Giardini Vaticani per ordine dell’imperatore Nerone dopo l’incendio di Roma (luglio del 64). Nerone ebbe la responsabilità di aver dato il via all’assurda ostilità dei Romani, peraltro molto tolleranti in materia religiosa, accusando i cristiani di essere i presunti incendiari: la ferocia con la quale li colpì non trova giustificazione neppure nel supremo interesse dell’impero. Episodi orrendi come quello delle fiaccole umane, cosparse di pece e fatte ardere nei giardini del colle Oppio o come quello di donne e bambini vestiti con pelli di animali e lasciati in balia delle bestie feroci nel circo, furono tali da destare un senso di pietà e di orrore nello stesso popolo romano. Scrisse Tacito: ” Allora si manifestò un sentimento di pietà, pur trattandosi di gente meritevole dei più esemplari castighi, perché si vedeva che erano eliminati non per il bene pubblico, ma per soddisfare la crudeltà di un individuo.”  La persecuzione non si arrestò nell’estate del 64, ma si prolungò fino al 67. Tra i martiri più illustri vi furono il principe degli apostoli, crocifisso nel circo neroniano, dove sorge la basilica di san Pietro, e l’apostolo dei gentili, San Paolo, decapitato alla Acque Salvie e sepolto lungo la via Ostiense.

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