Il santo del 3 gennaio: Santissimo Nome di Gesù


Ideogramma Gesù

Il nome Gesù, impostogli dalla nascita del bambino divino da san Giuseppe, è stato deciso in cielo. a lui, iun angelo del signore si rivolge così: “Giuseppe, Figlio di Davide, non temere di prendere c on te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. ” (Mt 1, 20-21). Grazie alla devozione popolare si giunge ala festa liturgica che viene istituita da San Bernardino da Siena e dai suoi allievi e confratelli: Alberto da Sarteano e Bernardino da Feltre. San Bernardino definisce il nome di Gesù “lo splendore dei predicatori”, e ne fa oggetto costante delle sue straordinarie catechesi, diffondendo ovunque il monogramma IHS (Iesus Hominum Salvator = Gesù Salvatore degli Uomini), sormontato da una croce. Esso corrisponde alla sigla del nome di Gesù nella forma medievale Jhesus. La ricorrenza odierna viene estesa a tutta la Chiesa nel 1721 da papa Innocenzo XIII. Sarà san Giovanni Paolo II a ripristinare al 3 gennaio la memoria facoltativa nel Calendario romano

Ma ecco una omelia di papa Francesco, in una messa celebrata a santa Marta, ha trattato il tema del nome di Gesù (Editrice Vaticana):

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Nel nome di Gesù

Venerdì, 5 aprile 2013

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana,Anno CLIII, n. 80,Sab. 06/04/2013)

Solo il nome di Gesù è la nostra salvezza. Solo lui ci può salvare. E nessun altro. Tanto meno i moderni “maghi” con le improbabili profezie dei tarocchi che ammaliano e illudono l’uomo moderno. Proprio sul nome di Gesù Papa Francesco ha incentrato la riflessione proposta la mattina del 5 aprile, venerdì dell’ottava di Pasqua, nella messa celebrata nella cappella della Domus Sanctae Marthae, alla presenza dei sediari pontifici e di responsabili, dipendenti e religiosi dei Fatebenefratelli che lavorano nella Farmacia vaticana.

Il Pontefice ha preso spunto in particolare dalla prima lettura, tratta dagli Atti degli apostoli (4, 1-12), per riflettere sul valore e sul significato del nome di Gesù. Il brano narra l’episodio di Pietro e Giovanni che, arrestati perché «annunciavano in Gesù la risurrezione dai morti», vennero condotti davanti al sinedrio. Alla domanda sul perché avessero guarito lo storpio presso la porta del Tempio, Pietro rispose: «L’abbiamo fatto nel nome di Gesù Cristo». Nel nome di Gesù, ha ripetuto il Papa, aggiungendo: «Lui è il Salvatore; questo nome, Gesù. Quando uno dice Gesù, è proprio lui», cioè colui che fa dei miracoli. «E questo nome ci accompagna nel cuore».

Anche nel vangelo di Giovanni, ha aggiunto il Papa, gli apostoli, turbati «perché non avevano pescato nulla durante tutta la notte quando il Signore chiese loro qualcosa da mangiare», risposero di no in modo un po’ brusco. Ma «quando il Signore disse loro “gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”, forse pensarono a quella volta in cui il Signore aveva detto a Pietro di andare a pescare e lui aveva risposto proprio: “Non abbiamo preso nulla tutta la notte ma nel tuo nome andrò!”».

Tornando poi agli Atti degli apostoli, Papa Francesco ha spiegato che «Pietro rivela una verità quando dice “lo abbiamo fatto nel nome di Gesù”» perché egli risponde ispirato dallo Spirito Santo. Infatti noi, ha proseguito, «non possiamo confessare Gesù, non possiamo parlare di Gesù, non possiamo dire qualcosa di Gesù senza lo Spirito Santo». È proprio lo Spirito Santo che «ci spinge a confessare Gesù o a parlare di Gesù o ad avere fiducia in Gesù». Ed è proprio lui che ci è accanto «nel cammino della nostra vita, sempre».

Il Pontefice ha poi raccontato una sua esperienza personale, legata al ricordo di un uomo, padre di otto figli, che lavora da trenta anni nella curia arcivescovile di Buenos Aires. «Prima di uscire, prima di andare a fare qualsiasi cosa dovesse fare — ha detto — sussurrava sempre tra sé e sé: “Gesù!”. Una volta gli ho chiesto: “Ma perché dici sempre Gesù?”. “Quando io dico Gesù”, mi ha risposto questo uomo umile, mi sento forte, mi sento di poter lavorare, perché io so che lui è al mio fianco, che lui mi custodisce”». Eppure, ha sottolineato il Papa, quest’uomo «non ha studiato teologia: ha soltanto la grazia del battesimo e la forza dello Spirito». E «questa sua testimonianza — ha confidato ai presenti Papa Francesco — a me ha fatto tanto bene. Il nome di Gesù. Non c’è un altro nome. Forse ci farà bene a tutti noi» che viviamo in un «mondo che ci offre tanti “salvatori”».

A volte, «quando ci sono dei problemi — ha notato — gli uomini si affidano non a Gesù, ma ad altre realtà», ricorrendo magari a sedicenti maghe «perché risolvano le situazioni», oppure «vanno a consultare i tarocchi» per sapere e capire cosa fare. Ma non è ricorrendo a maghi o tarocchi che si trova la salvezza: essa è «nel nome di Gesù. E dobbiamo dare testimonianza di questo! Lui è l’unico salvatore».

Il Papa si è poi riferito al ruolo della Vergine Maria. «La Madonna — ha detto il Pontefice — ci porta sempre a Gesù. Invocate la Madonna, e lei farà quello che ha fatto a Cana: “Fate quello che lui vi dirà!”». Lei «ci porta sempre a Gesù. È la prima ad agire nel nome di Gesù». Infine Papa Francesco ha concluso esprimendo un desiderio: «Vorrei che in questo giorno, che è un giorno nella settimana dalla risurrezione del Signore, pensassimo a questo: io mi affido al nome di Gesù; io prego “Gesù, Gesù!”».

Ed anche il Catechismo della Chiesa cattolica ha trattato questo argomento:

II. Dio rivela il suo nome

203 Dio si è rivelato a Israele, suo popolo, facendogli conoscere il suo nome. Il nome esprime l’essenza, l’identità della persona e il senso della sua vita. Dio ha un nome. Non è una forza anonima. Svelare il proprio nome è farsi conoscere agli altri; in qualche modo è consegnare se stesso rendendosi accessibile, capace d’essere conosciuto più intimamente e di essere chiamato personalmente.

204 Dio si è rivelato al suo popolo progressivamente e sotto diversi nomi; ma la rivelazione del nome divino fatta a Mosè nella teofania del roveto ardente, alle soglie dell’Esodo e dell’Alleanza del Sinai, si è mostrata come la rivelazione fondamentale per l’Antica e la Nuova Alleanza.

Il Dio vivente

205 Dio chiama Mosè dal mezzo di un roveto che brucia senza consumarsi, e gli dice: « Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe » (Es 3,6). Dio è il Dio dei padri, colui che aveva chiamato e guidato i patriarchi nelle loro peregrinazioni. È il Dio fedele e compassionevole che si ricorda di loro e delle sue promesse; egli viene per liberare i loro discendenti dalla schiavitù. Egli è il Dio che, al di là dello spazio e del tempo, può questo e lo vuole e che, per questo disegno, metterà in atto la sua onnipotenza.

«Io sono colui che sono»

Mosè disse a Dio: « Ecco, io arrivo dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Ma mi diranno: “Come si chiama?”. E io che cosa risponderò loro? ». Dio disse a Mosè: « Io sono colui che sono! ». Poi disse: « Dirai agli Israeliti: “Io-Sono” mi ha mandato a voi. […] Questo è il mio nome per sempre: questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione » (Es 3,13-15).

206 Rivelando il suo nome misterioso di YHWH, « Io sono colui che è » oppure « Io sono colui che sono » o anche « Io sono chi Io sono », Dio dice chi egli è e con quale nome lo si deve chiamare. Questo nome divino è misterioso come Dio è mistero. E ad un tempo un nome rivelato e quasi il rifiuto di un nome; proprio per questo esprime, come meglio non si potrebbe, la realtà di Dio, infinitamente al di sopra di tutto ciò che possiamo comprendere o dire: egli è il « Dio nascosto» (Is 45,15), il suo nome è ineffabile, 250 ed è il Dio che si fa vicino agli uomini.

207 Rivelando il suo nome, Dio rivela al tempo stesso la sua fedeltà che è da sempre e per sempre, valida per il passato (« Io sono il Dio dei tuoi padri », Es 3,6), come per l’avvenire (« Io sarò con te », Es 3,12). Dio che rivela il suo nome come « Io Sono » si rivela come il Dio che è sempre là, presente accanto al suo popolo per salvarlo.

208 Di fronte alla presenza affascinante e misteriosa di Dio, l’uomo scopre la propria piccolezza. Davanti al roveto ardente, Mosè si toglie i sandali e si vela il viso 251 al cospetto della santità divina. Davanti alla gloria del Dio tre volte santo, Isaia esclama: « Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono » (Is 6,5). Davanti ai segni divini che Gesù compie, Pietro esclama: « Signore, allontanati da me che sono un peccatore » (Lc 5,8). Ma poiché Dio è santo, può perdonare all’uomo che davanti a lui si riconosce peccatore: « Non darò sfogo all’ardore della mia ira, […] perché sono Dio e non uomo, sono il Santo in mezzo a te » (Os 11,9). Anche l’apostolo Giovanni dirà: « Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa » (1 Gv 3,19-20).

209 Il popolo d’Israele non pronuncia il nome di Dio, per rispetto alla sua santità. Nella lettura della Sacra Scrittura il nome rivelato è sostituito con il titolo divino « Signore » (Adonai, in greco 5bD4@H). Con questo titolo si proclamerà la divinità di Gesù: « Gesù è il Signore ».

«Dio di misericordia e di pietà»

210 Dopo il peccato di Israele, che si è allontanato da Dio per adorare il vitello d’oro, 252 Dio ascolta l’intercessione di Mosè ed acconsente a camminare in mezzo ad un popolo infedele, manifestando in tal modo il suo amore. 253 A Mosè che chiede di vedere la sua gloria, Dio risponde: « Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: Signore [YHWH], davanti a te » (Es 33,18-19). E il Signore passa davanti a Mosè e proclama: « Il Signore, il Signore [YHWH, YHWH], Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà » (Es 34,6). Mosè allora confessa che il Signore è un Dio che perdona. 254

211 Il nome divino « Io Sono » o « Egli E » esprime la fedeltà di Dio il quale, malgrado l’infedeltà degli uomini e il castigo che il loro peccato merita, « conserva il suo favore per mille generazioni » (Es 34,7). Dio rivela di essere « ricco di misericordia » (Ef 2,4) arrivando a dare il suo Figlio. Gesù, donando la vita per liberarci dal peccato, rivelerà che anch’egli porta il nome divino: « Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che “Io Sono” » (Gv 8,28).

Dio solo è

212 Lungo i secoli, la fede d’Israele ha potuto sviluppare ed approfondire le ricchezze contenute nella rivelazione del nome divino. Dio è unico, fuori di lui non ci sono dei. 255 Egli trascende il mondo e la storia. È lui che ha fatto il cielo e la terra: « Essi periranno, ma tu rimani, tutti si logorano come veste […] ma tu resti lo stesso e i tuoi anni non hanno fine » (Sal 102,27-28). In lui « non c’è variazione né ombra di cambiamento » (Gc 1,17). Egli è « colui che è » da sempre e per sempre, e perciò resta sempre fedele a se stesso ed alle sue promesse.

213 La rivelazione del nome ineffabile: « Io sono colui che sono » contiene dunque la verità che Dio solo È. In questo senso già la traduzione dei Settanta e, sulla sua scia, la Tradizione della Chiesa hanno inteso il nome divino: Dio è la pienezza dell’Essere e di ogni perfezione, senza origine e senza fine. Mentre tutte le creature hanno ricevuto da lui tutto ciò che sono e che hanno, egli solo è il suo stesso essere ed è da se stesso tutto ciò che è.

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