Beato Agostino Kazotic

Cathopedia ci presenta la figura di un religioso, poi diventato vescovo, dell’ordine domenicano. Agostino Kazotic nasce introno al 1260  da una famiglia patrizia di Traù, in Dalmazia ed entrò nell’ Ordine dei Frati Predicatori a 15 anni. Dopo alcuni anni di permanenza a Spalato, nel 1286  fu mandato a Parigi per perfezionare i suoi studi. Al ritorno combatté energicamente l’eresia dilagante in Bosnia  e strinse cordiale amicizia con l’ex Maestro dell’Ordine, Niccolò Boccasini, Legato Pontificio in Ungheria, e futuro papa Bendetto XI, che nel 1303 nominò e consacrò personalmente Agostino vescovo di Zagabria. Le lotte interne per la successione al trono e le prepotenze dei nobili desolavano quella diocesi e per venti anni Agostino si distinse per lo zelo pastorale. Nel 1322 oscuri intrighi lo misero in cattiva luce presso il re Caroberto il quale, approfittando di una sua assenza da Zagabria  non gli permise di fare più ritorno in patria. Dal 1317  al 1322  il vescovo fu infatti ospite della Curia papale ad Avignone, dove ebbe modo di distinguersi per le sue conoscenze teologiche e dottrinarie, e dove scrisse due dissertazioni (sulla magia e sulla povertà di Cristo e degli apostoli). Per accondiscendere al desiderio di Roberto D’Angiò, re di Napoli, papa Giovanni XXII  trasferì Agostino a Lucera, in Puglia. La città, che da pochi anni aveva mutato il nome di Lucera Saracenorum in quello di Lucera di Santa Maria (1300), era stata teatro di una sanguinosa lotta tra i saraceni superstiti e i cristiani, ai quali da circa un secolo la dinastia sveva aveva imposto un esilio forzato. Col fascino del suo esempio e la forza persuasiva della sua parola, in soli dieci mesi Agostino ridonò alla città desolata un volto cristiano e un tenore di vita sereno. Persona slanciata, portamento nobile, tratto gentile e affabile, aspetto ieratico, Agostino si interessò anche della cura materiale della città: a lui vanno infatti attribuite l’inizio della costruzione del nuovo episcopio, la creazione di un orfanotrofio femminile, il restauro della chiesa di Santa Maria della Tribuna, la fondazione dell’ospedale delle Cammarelle, la ricostruzione e l’ampliamento, dietro sollecitazione a Roberto d’Angiò, della cinta muraria; tutte opere che il santo vescovo non poté veder condotte a termine, perché sorpreso dalla morte il 3 agosto del 1323 procuratagli da un agguato, ma che a lui vanno attribuite per il merito di averle ideate, promosse e fatte eseguire. Con bolla pontificia del 4 aprile del 1702, confermando   un precedente Breve Apostolico di papa Giovanni XXII  del 1326, papa Clemente XI lo proclamò beato.

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