San Simeone

Le notizie che abbiamo di San Simeone ce le racconta innanzitutto Egesippo, uno dei primi scrittori cristiani, di probabili origini palestinesi e giunto a Roma verso la metà del II secolo, e poi anche Eusebio di Cesarea, che nella sua Storia Ecclesiastica lo chiama “secondo vescovo” di Gerusalemme, succeduto a Giacomo di Alfeo, detto il Minore, ucciso nel 63. Misteriose sono anche le origini di San Simeone, che tradizione vuole abbia avuto una vita lunghissima, arrivando a compiere 120 anni. Alcuni lo indicano come uno dei discepoli, quello di cui nel Vangelo di Luca non si cita il nome,  che lungo la via per Emmaus incontrarono il Signore senza inizialmente riconoscerlo; secondo altre fonti sarebbe il figlio di uno di questi due, e precisamente di Cleopa. Secondo altri sarebbe anche imparentato con Gesù stesso: Eusebio di Cesarea, ad esempio, lo cita come “il cugino del Salvatore”. Il dì di Pentecoste anch’egli ebbe l’inestimabile grazia di trovarsi presente nel cenacolo con Maria e gli altri Apostoli, a ricevere lo Spirito Santo.  Quando nel 62 i Giudei ebbero ucciso S. Giacomo, suo fratello, primo vescovo di Gerusalemme, egli vi fu eletto successore.  Sotto il suo episcopato i Romani, stanchi delle continue insurrezioni dei Giudei, deliberarono di distruggere la città. Fu allora che il Signore avverti i Cristiani d’uscire da Gerusalemme col proprio pastore. Docili al miracoloso avviso, essi partirono e si recarono a Pella, cittadina al di là del Giordano.  L’anno 66 infatti Vespasiano assediò Gerusalemme e suo figlio Tito la distrusse dalle fondamenta nel 70. Ma appena i soldati romani abbandonarono la città distrutta, i cristiani ripassarono il Giordano ed andarono ad abitare fra quelle rovine, facendo in tal modo rifiorire l’antica comunità.  Il Signore con miracoli confermava e glorificava lo zelo di S. Simeone. Le conversioni si moltiplicarono ogni giorno, riempiendo di santa letizia il cuore dell’ormai vegliardo Vescovo.  Ma quella canizie venne presto turbata dal sorgere di due eresie: quella dei Nazareni e quella degli Ebioniti. I primi ritenevano che Cristo non era vero Dio; gli altri pretendevano che certi peccati, anche gravi, fossero leciti.  Nel frattempo Traiano ordinò di arrestare e giustiziare tutti i discendenti della famiglia reale di Davide, perchè li riteneva responsabili delle nuove insurrezioni giudaiche.
S. Simeone, che era sfuggito alle ricerche di Vespasiano, questa volta accusato dagli eretici e dagli stessi Giudei, fu arrestato e torturato. Invitato a rinnegare la patria e a rinunziare alla religione cristiana, rispose:
“— Oh, stolti che siete! Per quattro giorni di cui potrei allungare la mia vecchiaia, dovrò prepararmi un’eternità di tormenti? Ah, non sarà mai! ” Dopo vari supplizi fu crocifisso, come il suo Divin Maestro: era l’anno 106; il Santo contava 120 anni di età ed era l’ultimo superstite dei discepoli del Signore.

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