Beato Luigi Tezza

Ha detto: “Tutto in Dio, per Dio, con Dio. Disposti per la carità a fare sempre più doloroso sacrificio, massime verso i poveri infermi; tale generosità sia di ogni istante e nei dettagli più piccoli della vita” (Scritti, 106, 27). Queste parole di Padre Tezza hanno riassunto tutta la sua vita e le sue opere, vissute in un costante e ardente amore a Dio e al prossimo sofferente. Padre Luigi Tezza nacque a Conegliano Veneto (Treviso), il 1° novembre 1841 da Augusto, medico apprezzato anche per la sua sensibilità sociale, e da Caterina Nedwiedt, donna nobile e di grande pietà. A quindici anni entrò come postulante nell’Ordine dei Ministri degli Infermi, a Verona. La madre, dopo aver ceduto i suoi beni ai poveri, professò nel Monastero della Visitazione di S. Maria a Padova, dove morì nel 1880 in concetto di santità. Il giovane Luigi, accolto e guidato da Padre Luigi Artini (1808-1872), sacerdote e formatore autorevole, emise la prima professione dei voti religiosi l’8 dicembre 1858. Fin da giovanissimo fu stimato per la sua maturità umana e spirituale, distinguendosi per spirito di pietà, di obbedienza, di diligenza nei suoi doveri, tale da essere considerato “eminentissimo”. Fu ordinato sacerdote il 21 maggio 1864 dal vescovo di Verona. Soffrì tre soppressioni: due in Italia e una in Francia. La legge civile di soppressione delle corporazioni religiose del 1866 a Verona gli permise di assecondare il suo anelito missionario, ma vi rinunziò in virtù dell’obbedienza e per restare fedele alla sua vocazione camilliana. Il 10 agosto 1871 fu inviato in Francia, dove ricoprì diversi uffici di responsabilità, quali Maestro dei novizi, Fondatore della casa di Lille,Vice Provinciale, Superiore Provinciale. Il 18 settembre 1889, il Capitolo dell’Ordine lo elesse Consultore, Procuratore e Vicario generale e per tale motivo ritornò a Roma. In questa città il 17 dicembre 1891 incontrò la Beata Giuseppina Vannini: con lei poté realizzare la missione alla quale si sentiva ispirato da tempo e che fu la sua opera maggiore: la fondazione della Congregazione “Figlie di San Camillo”. Il 3 maggio 1900 ricevette l’ordine di partire per il Perù con il compito di riformare la comunità camilliana di Lima, staccata dall’Ordine nel 1832. A Lima per 23 anni svolse un apostolato intenso: si dedicò all’assistenza dei malati specialmente poveri e bisognosi nelle case private, negli ospedali, nel lazzaretto e nelle carceri, fu confessore e direttore spirituale in diverse Congregazioni religiose, e il suo confessionale fu cattedra di misericordia e spiritualità, fu Consultore nell’Assemblea Episcopale di Lima, consigliere del Delegato Apostolico Mons. Pietro Gasparri, futuro Segretario di Stato e i Nunzi apostolici che gli succedettero e le persone più autorevoli lo ebbero come padre spirituale. La sua azione discreta ma continua, intelligente, carica di amore e di compassione, accompagnata da autorevolezza, da dolcezza e pazienza finì per farne un personaggio conosciuto e amato. Si spense serenamente il 26 settembre 1923, mentre tutta la città lo proclamava “l’apostolo e il santo di Lima”. Padre Luigi Tezza, imitatore fedele di Cristo buon Samaritano e discepolo di San Camillo, ha attuato le parole pronunciate da Gesù “Ero malato e mi avete visitato… L’avete fatto a me”. Egli ha versato e continua a versare, attraverso la Congregazione delle Figlie di San Camillo, sulla persona di Cristo presente nei malati, l’unguento prezioso della carità misericordiosa; egli insegna ad ogni cristiano il modo di porsi di fronte alla sofferenza, come curarla e valorizzarla a beneficio della propria santificazione e dell’altrui redenzione. Ecco quello che disse in occasione della beatificazione san Giovanni Paolo II: 4. “Il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e porti a compimento, con la sua potenza, ogni vostra volontà di bene e l’opera della vostra fede” (2Ts 1,11). Questa riflessione dell’apostolo Paolo sulla fede, che chiede di tradursi in propositi ed opere di bene, ci aiuta a meglio comprendere il ritratto spirituale del beato Luigi Tezza, fulgido esempio di un’esistenza interamente votata all’esercizio della carità e della misericordia verso quanti soffrono nel corpo e nello spirito. Per essi fondò l’Istituto delle Figlie di San Camillo, alle quali insegnò a praticare un’assoluta fiducia nel Signore. “La volontà di Dio! Ecco l’unica mia guida, egli esclamava, l’unico scopo dei miei sospiri, a cui tutto voglio sacrificare”. In questo abbandono fiducioso alla volontà di Dio, ebbe a modello la Vergine Maria, teneramente amata e contemplata particolarmente nel momento del “fiat” e nella presenza silenziosa ai piedi della Croce.”

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