Santa Bartolomea Capitanio

Bartolomea Capitanio è nata nel 1807 a Lovere (Bergamo) e fu affidata dai suoi genitori al convento delle clarisse e, in quel periodo, le nacque l’idea di fondare una congregazione che lavorasse attivamente per soddisfare le necessità dei tempi, sebbene si sentisse fortemente attratta dalla vita di preghiera e clausura. All’età di sedici anni terminò gli studi, e cominciò a svolgere varie attività ecclesiastiche, per valutare le necessità di gruppi diversi di persone e per decidere quale fosse la sua vocazione. Scrisse dei piccoli trattati per se stessa, che riguardavano le pratiche di devozione, le regole delle varie associazioni religiose e i differenti stili di vita, oltre a un certo numero di lettere indirizzate ad amici, su tutti questi aspetti, ma ripensando continuamente alla sua idea originale di fondare una nuova congregazione. Era diventata particolarmente devota a S. Luigi Gonzaga, che successivamente diventò santo patrono dei giovani, e istituì un certo numero di corporazioni o società dedicate a S. Luigi Gonzaga come patrono dei giovani cittadini. Le sembrò che il suo futuro apostolato dovesse essere sempre più verso i giovani. Nel 1823, unì le sue forze a quelle di S. Vincenza Gerosa, che si dedicava principalmente all’assistenza ai poveri e che aveva già fondato un ospedale a tale scopo. Sostenute da don Angelo Bosio, guida spirituale entusiasta ma equilibrata, le due donne decisero di fondere il loro apostolato d’insegnamento e d’assistenza, istituendo una nuova congregazione. Si trasferirono in una casa, davanti all’ospedale, e, nel novembre 1832 si consacrarono totalmente alla vita di carità, atto che rappresentò l’effettiva fondazione della loro congregazione, benché a quel tempo fossero solo in due. Don Angelo chiese a Bartolomea di redigere una regola provvisoria, che basò, secondo le sue affermazioni, “sulle norme e l’esempio donatoci dal nostro Redentore”, in particolare il suo amore, la gentilezza, e l’umiltà. Lo speciale apostolato delle due monache consisteva nell’istruire ed educare i giovani, assistere spiritualmente e fisicamente i malati, e partecipare attivamente alla vita delle loro chiese locali. Bartolomea morì di tubercolosi otto mesi dopo, il 26 luglio 1833, senza aver ricevuto l’abito religioso o aver professato voti ufficiali. Era una persona forte, ma che si fece conoscere per il suo tatto, la semplicità, e l’apertura mentale. Il fatto che sia riuscire a realizzare così tante cose a una così giovane età, dimostra la sua abilità a influenzare sia le donne più anziane che il clero. Sembra abbia avuto un’energia inesauribile e una gran capacità d’organizzazione, e che si sia dedicata totalmente a vivere a imitazione di Cristo. Fu canonizzata nel 1950, con Vincenza Gerosa, che era morta nel 1847. Le reliquie di Bartolomea sono venerate a Lovere; una parte si trova nella casa generalizia di Milano. Vincenza Gerosa continuò questa attività, e gradualmente altre donne la seguirono; a quel tempo, le nuove congregazioni dovevano adottare la regola di una congregazione già esistente, perciò inizialmente le fondatrici scelsero quella scritta da S. Antida Thouret e approvata nel 1819 a Besangon. Le monache furono conosciute semplicemente come suore della Carità (di Lovere). Nel 1840 il papa concesse loro il permesso di distaccarsi dalla congregazione della Thouret e nel 1841 il vescovo di Brescia istituì canonicamente la congregazione riconoscendo le professioni religiose di Vincenza e otto consorelle. La regola che avrebbero dovuto osservare era molto simile allo statuto stilato da Bartolomea prima di morire. Dal 1884, il popolo cominciò a chiamarle suore di Maria Bambina, grazie a un miracolo relativo a un’immagine della Madonna bambina, che la congregazione aveva acquisito nel 1842. Al tempo della morte di Vincenza, nel 1847, la congregazione era formata da centosettantuno suore che vivevano in ventotto case, ma raggiunse il suo massimo negli anni ’70, con ottomilacinquccento membri distribuiti in seicento case, incluse quelle in India, America Latina, Africa, e Stati Uniti. In Inghilterra, le consorelle si chiamano ora suore Capitanio

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