Conversione di San Paolo

La conversione di San Paolo è maturata nell’incontro, sulla via di Damasco, col Cristo risorto. Saulo si è convertito perché, grazie alla luce divina, ha creduto nel Vangelo. In questo consiste la sua conversione: nel credere in Gesù morto e risorto e nell’aprirsi all’illuminazione della sua grazia. In quel momento Saulo comprese che la sua salvezza non dipendeva dalle opere buone compiute secondo la Legge, ma dal fatto che Gesù era morto anche per lui – il persecutore – ed era, ed è, risorto. Questa verità che, grazie al Battesimo, illumina l’esistenza di ogni cristiano, ribalta completamente il nostro modo di vivere. Convertirsi significa, anche per ciascuno di noi, credere che Gesù “ha consegnato se stesso per me”, morendo sulla croce (Gal2.20) e, risorto, vive con me e in me. Affidandomi alla potenza del suo perdono, l’uomo può uscire dalle sabbie mobili dell’orgoglio e del peccato, della menzogna e della tristezza, dell’egoismo e di ogni falsa sicurezza, per conoscere e vivere la ricchezza del suo amore. L’invito alla conversione, avvalorato dalla testimonianza di san Paolo, a conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, particolarmente importante sul piano ecumenico, per affermare quella unità “Ut unum sint”.

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