Beato Giusseppe Baldo

Giuseppe Baldo nacque il 17 febbraio 1843 a Puegnago sul Garda, vicino a Brescia ma nella diocesi di Verona; era figlio di Angelo Baldo, agricoltore, e di Ippolita Casa, ostetrica. Ha ricevuto una profonda educazione religiosa, e all’età di sedici anni entrò in seminario a Verona per diventare sacerdote. I suoi progressi furono tali che con un indulto pontificio ricevette l’ordinazione presbiterale all’età di soli ventidue anni. Nominato curato di una parrocchia di campagna, venne presto richiamato dal seminario per coprire il ruolo di vicerettore, incarico in cui diede prova di essere sia un ottimo insegnante sia un eccellente direttore spirituale; pubblicò anche un manuale di preghiere, un libro di omelie e diverse opere sulla disciplina del seminario. Dopo aver ricoperto questo incarico per circa undici anni, chiese di poter tornare in una parrocchia, sentendo di essere chiamato a un apostolato più ampio: nel 1877 fu così nominato parroco di Ronco all’Adige. Il suo ingresso in parrocchia avvenne quasi di nascosto perché un gruppo di massoni anticlericali lo aveva minacciato di morte se si fosse azzardato a entrare pubblicamente con la tradizionale cerimonia. L’opposizione anticlericale che incontrò fu molto simile a quella che dovette sopportare il contemporaneo San Luigi Guanella che, come lui, operò nel Nord Italia. Giuseppe non era certo persona che si lasciava intimorire facilmente e nella prima domenica trascorsa in parrocchia annunciò apertamente alla gente: “Io sono il vostro parroco. D’ora in avanti avrete un nuovo padre, un nuovo cuore al quale avete il diritto di appellarvi, una nuova anima che non deve fare altro che pregare, soffrire e agonizzare per voi”. Era convinto che un prete non dovesse stare chiuso in sagrestia ed essere visto soltanto in occasione delle funzioni religiose, ma che fosse suo compito interessarsi di ogni cosa che potesse accrescere la dignità della gente, andando incontro ai bisogni sia materiali che spirituali. Stilò a questo proposito un piano di azione sociale e caritativa che ebbe un impatto rivoluzionario: tra il 1882 e il 1885 istituì scuole rivolte a uomini e donne e una Società Operaia di Mutuo Soccorso; successivamente aprì una Cassa di Risparmio Rurale per sottrarre i poveri al potere degli usurai, scuole vocazionali per ragazzi e ragazze e un’infermeria. Fondò anche un pio sodalizio di donne chiamato “Le ancelle della Carità di S. Maria del Soccorso“, che si occupava di assistenza domiciliare ai malati, e nel 1888 fu in grado di aprire un piccolo ospedale per accogliere e curare gli ammalati poveri e gli anziani soli e abbandonati. Cinque anni dopo ottenne i fondi per una nuova congregazione, le Piccole Figlie di S. Giuseppe, composta da infermiere dedite al lavoro ospedaliero. I primi anni della congregazione furono caratterizzati da notevoli difficoltà finanziarie, per il ritardo del denaro promesso, e i suoi membri vissero in una situazione di estrema povertà, ma l’istituto sopravvisse grazie alla prudenza e alla lungimiranza del suo fondatore. Dal lato spirituale, istituì la Società delle Quarant’ore, l’associazione delle Madri Cristiane, la confraternita del SS. Sacramento e un consiglio parrocchiale a cui affidò un ruolo concreto nell’evangelizzazione della parrocchia stessa. Giuseppe pregò ardentemente di poter patire una lunga e dolorosa agonia, “che lo purificasse da ogni possibile scoria di umana debolezza”. Per ventidue mesi soffrì di una grave malattia, con sofferenze indicibili, ma sopportò tutto con pazienza e in una preghiera quasi incessante. Morì nella parrocchia che aveva servito per trentotto anni, il 24 ottobre 1915: i suoi resti furono trasportati nel 1950 nella cappella della casa madre della sua congregazione, e fu beatificato nel 1989.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui