San Charbel Makhluf

Youssef Antoum nasce in Libano nel 1828, proviene da una famiglia contadina cristiana maronita. Ancora piccolo rimane orfano di padre, la madre si risposa con un uomo molto religioso (in seguito ordinato diacono) che stimola Youssef alla preghiera e alla vita ascetica. All’età di 14 anni si ritira a pregare in una grotta. Seguendo l’esempio degli zii paterni, a 23 anni entra nel monastero di Amaya dove, dopo averne girati altri, fa ritorno nel 1859, dopo essere stato ordinato sacerdote. Prende il nome di Charbel in onore di un martire di Antiochia del II secolo. Rimane nel monastero di Amaya per quindici anni, dedito alla contempazione, alla carità verso i confratelli e al lavoro manuale. La fama di santità, che l’accompagna fin dalla giovinezza, aumenta a motivo di due miracoli attribuiti alla sua intercessione. Sia per imitare i padri del deserto sia per sfuggire al plauso dei fedeli, ottiene dai superiori di poter fare vita eremitica nel romitorio dei Santi Pietro e Paolo. Unisce una vita di preghiera comtemplativa ininterrotta a un’austera penitenza (dorme tre ore per notte, prende un solo pasto vegetale al giorno, indossa il cilicio). E’ sempre disponibile verso che si reca da lui per chiedere consiglio, preghiere e benedizione. Uno dei suoi libri preferiti è L’imitazione di Cristo. Il 16 dicembre del 1898, mentre sta celebrando la Messa, al momento della consacrazione è colpito da un ictus celebrale. Viene trasportato nella sua cella e , dopo otto giorni di sofferenze, la vigilia di Natale entra nella gioia senza fine. Molti miracoli sono attribuiti alla sua intercessione. Dalla sua salma fuoriesce una specie di sudore di sengue fino al 1927 e poi di nuovo nel 1950. E’ canonizzato nel 1977.

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