Il santo del 23 marzo: san Turibio De Mogrovejo

San Turibio De Mongrovejo

 E’ uno dei santi che ha evangelizzato l’America del Sud con venticinque anni di ministero episcopale nel Nuovo Mondo, con migliaia di chilometri percorsi quasi sempre a piedi per annunciare Cristo agli indigeni del Perù (e non solo),e  dove tuttora si raccolgono i frutti della sua sconfinata carità. Nato a  Mayorga nel Leon,  il 16 novembre del 1538 da una nobile famiglia, e dopo aver studiato diritto nelle migliori università spagnole, Turibio divenne docente di diritto a Salamanca e fu poi chiamato a presiedere il tribunale dell’Inquisizione di Granada. E’ un grande devoto della Madonna; recita ogni giorno il Rosario e il Piccolo Ufficio della Vergine, digiunando ogni sabato. Su segnalazione dello stesso sovrano il redi Spagna Filippo II nel 1580 papa Gregorio XIII lo nomina vescovo di Lima anche se è ancora laico con poco più di quarant’anni alle spalle. Il giurista prese sul serio l’altissimo ufficio al quale era stato chiamato e nel giro di pochi mesi ricevette l’ordinazione sacerdotale e fu consacrato vescovo e a quel punto tutto era pronto per la sua partenza verso l’America. Arrivò nella sua sede episcopale prendendone possesso il 12 maggio 1581 , che da sei anni era di fatto priva di una guida e versava in una situazione di grave decadenza morale: in Perù i “conquistadores” pur dichiarandosi cristiani, opprimono gli indigeni, i viceré spagnoli intervenivano nelle materie ecclesiastiche, dando luogo a frequenti dispute tra il potere temporale e spirituale, mentre erano pochi i religiosi che intervenivano per correggere gli abusi. L’opera del santo fu  subito energica, volta a risollevare la Chiesa dall’appiattimento sul mondo. A chi si giustificava dicendo “questo era il costume qui”, lui rispondeva: “Cristo è Verità e non costume”. I contrasti e le prove non gli mancarono, ma Turibio non si scoraggiava perché consapevole della sua missione: “L’unico che è necessario rendere sempre felice è Nostro Signore”. Il futuro santo si schierò decisamente dalla parte dei deboli, cercando in ogni modo di salvaguardare la loro vita fisica e spirituale, andando contro i colonizzatori di cui non tollera i soprusi. Questo atteggiamento consono all’azione di ogni buon cristiano gli aveva procurato l’ostilità non solo dei soldati, ma anche dello stesso viceré, perché alle cerimonie ufficiali preferisce le visite pastorali e l’assistenza agli indios, ai quali dona perfino i suoi stessi vestiti. Le sue fatiche pastorali, sostenute da un’intensa vita dio preghiera e penitenza, sono spese per indire concili e sinodi, promosse la riforma del clero e ad appena un anno dal suo arrivo convocò il III Concilio Limense (1582-1583), al quale parteciparono prelati di tutta l’America spagnola e in cui si affrontarono questioni fondamentali, riguardanti l’evangelizzazione degli indios, la catechesi e la predicazione nelle lingue native. Il santo stesso imparò a parlare i maggiori idiomi locali e fece stampare il Catechismo in spagnolo, quechua e aymara, suddividendo sapientemente l’insegnamento catechistico, formato da corsi per bambini, ragazzi, adulti analfabeti e persone istruite. Nel 1591 fondò a Lima il primo seminario americano, che oggi porta il suo nome, e durante il suo episcopato il numero delle parrocchie passò da 150 a 250, grazie ai suoi contatti con i missionari francescani e domenicani presenti nel Nuovo Continente. Non meno importante fu la sua opera nel dare applicazione alle direttive del Concilio di Trento. Grazie alla sua sollecitudine furono costruite strade, scuole, ospedali, conventi e chiese, di cui poté beneficiare tutto l’immenso territorio ricadente nel suo arcivescovado, sede metropolitana la cui giurisdizione si estendeva allora ben oltre i confini del Perù. Trascorse circa metà dei suoi 25 anni di episcopato percorrendo instancabilmente quelle terre, cresimando decine di migliaia di cristiani, tra cui tre futuri santi: Martino de Porres, Francesco Solano e Rosa da Lima. La prima americana a essere canonizzata fu chiamata “Rosa” proprio da Turibio. Con la sua predicazione appassionata e la sua carità fu un padre e convertì innumerevoli indigeni, che andava a trovare nelle loro capanne pur di fargli conoscere Cristo. Perché il pensiero dei beni celesti era il motore della sua vita quotidiana: “Il nostro grande tesoro è il momento presente. Dobbiamo approfittarne per guadagnarci la vita eterna. Il Signore Dio terrà strettamente conto di come abbiamo usato il nostro tempo”. Mentre è impegnato in una ennesima pastorale muore a Lima il 23 marzo del 1606. E’ considerato patrono di: indios, vescovi sudamericani.

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