San Matteo Apostolo

Matteo, chiamato anche Levi, viveva a Cafarnao ed era pubblicano, cioè esattore delle tasse. Seguì Gesù con grande entusiasmo, come ricorda San Luca, liberandosi dei beni terreni. Ed è Matteo che nel suo vangelo riporta le parole di Gesù:“Quando tu dai elemosina, non deve sapere la tua sinistra quello che fa la destra, affinché la tua elemosina rimanga nel segreto…”. Dopo la Pentecoste egli scrisse il suo vangelo, rivolto agli Ebrei, per supplire, come dice Eusebio, alla sua assenza quando si recò presso altre genti. Il suo vangelo vuole prima di tutto dimostrare che Gesù è il Messia che realizza le promesse dell’ Antico Testamento, ed è caratterizzato da cinque importanti discorsi di Gesù sul regno di Dio. Probabilmente la sua morte fu naturale, anche se fonti poco attendibili lo vogliono martire di Etiopia. Protettore di:Banchieri, Contabili, Tasse. E’ patronmo anche della Guardia di Finanza. E proprio il passo del Vangelo di Matteo mette in evidenza che Gesù lo chiama usando, a differenza di altri Apostoli, una sola parola: “Seguimi”. Papa Francesco nella Meditazione mattutuna del 21 settembre del 2021 parla dell’evangelisat (Editrice Vaticana): “Questo passo del Vangelo di Matteo (9,9-13) racconta la conversione di Matteo: come il Signore lo chiamò, lo scelse per seguirlo. E possiamo vederlo in tre passi: l’incontro, la festa e lo scandalo. L’incontro, anzitutto: Gesù veniva da guarire un paralitico e mentre andava via trpovò quest’uomo cvhaimato Matteo. E dove era quest’uomo? Seduto al banco delle imposte. In fin dei conti Matteo era uno di quelli che facevano pagare le imposte al popolo di Israele, per darle ai romani; un traditore della patria. Tanto che questi uomini erano disprezzati. Ecco che Matteo si sente guardato da Gesù che gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì. Ma cosa è successo? Cosa ha convinto Matteo a seguire il Signore? Quella è la forza dello sguardo di Gesù che sicuramente lo ha guardato con tanto amore, con tanta misericordia; quello sguardo di Gesù misericordioso per dire: “Seguimi, vieni.” E Matteo, da parte sua, aveva uno sguardo sfiduciato, guardando di lato, con un occhio Dio e con l’altro il denaro, aggrappato ai soldi come lo dipinse il caravaggio: proprio così, aggrappato e guardando di lato e anche con uno sguardo scontroso, burbero. Invece lo sguardo di Gesù è amorevole, misericordioso. Di fronte a squesto sguardo ecco che la resistenza di quell’uomo che voleva i soldi, cade. Nelle prospettive di questa lotta fra la misericordia e il peccato è importante chiedersi: come è entrato l’amore di Gesù nel cuore di quell’uomo? Il fatto è che quell’uomo sapeva di essere peccatorte: sapeva di non essere benvoluto da nessuno, anche disprezzato. Prprio quella coscienza di peccatorte aprì la porta alla misercicordia di Gesù: lasciò tutto e se ne andò. Ecco l’incontro tra il peccatore e Gesù: tutti i peccatori che trovarono Gesù hanno avuto il coraggio di seguirlo, ma se non si sentivano peccatori non potevano seguirlo. Per questa ragione la prima condizione per essere salvato è sentirsi in pericolo. Dunque sentirsi peccatore è la prima condizione per ricevere questo sguardo di misericordia. Di più pensiamo allo sguardo di Gesù: tanto bello, tanto buono, tanto misericordioso, e anche noi quando preghiamo sentiamo questo sguardo su di noi: è lo sguardo dell’amore, lo sguardo della misericordia, lo sguardo che ci salva e ci suggerisce di non aver paura.”

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