Sant’Eutimio

Sant’Eutimio, detto anche sant’Eutimio il Grande , è stato un abate, anacoreta e un fondatore bizantino di diverse laure in Palestina. E’ venerato come un santo sia dalla Chiesa cattolica che della chiesa ortodossa, è vissuto come un anacoreta e fu per il movimento dei monaci in Palestina quello che fu Sant’antonio abate in Egitto. Quello che si sa su di lui è stato tramandato dalla vita scritta da Cirillo di Scitopoli, alcuni anni dopo la sua morte. Egli nascue nel 377 da una nobile famiglia di Melitene nella Piccola Armenia, figlio unico di Paolo e Dionisia, arrivato quando i genitori erano già in età avanzata e quindi accolto come dono ottenuto dopo grandi preghiere. Rimase orfano di padre a tre anni; la madre lo affidò in giovane età alla guida del  vescovo  locale Otreio, che lo istruì con una solida preparazione  teaologica. Consacrato sacerdote a diciannove anni, gli venne affidato l’ispettorato dei monasteri della diocesi, ma la sua inclinazione lo portava a cercare spesso la solitudine e il raccoglimento ed egli prese a passare sempre più tempo nei monasteri di san Polieuto e dei Trentatré Martiri. Dopo una decina di anni decise di partire per un pellegrinaggio in Terra Santa; durante questo viaggio ebbe modo di entrare in contatto con i padri del deserto della Palestina. Si stabilì da prima presso la laura di Pharan, dove conobbe e strinse amicizia con San Teotisto l’Igumeno. Come molti  anacoreti, si guadagnava da vivere intrecciando ceste e la sua vita era retta da lunghe  veglie e ferrei digiuni. Trascorsi alcuni anni presso questa comunità, in seguito si portò nei pressi del  Mar Morto assieme a Teotisto, vivendo in una grotta che venne presto trasformata in una chiesa. In questo luogo appartato i due vivevano in completo isolamento. Col tempo altri vollero condividere il loro stile di vita e si fondò in quel luogo una nuova laura, che venne edificata su di uno sperone di roccia adiacente alla grotta. Il compagno Teotisto ne assunse la direzione, mente Eusimio istruiva i monaci alla nuova vita fatta di completo distacco dai beni terreni, fiducia nella Divina Provvidenza, lavoro manuale, devoluzione del superfluo ai poveri, castità e obbedienza, umiltà e carità. Attorno all’anno 420 ottenne la conversione di una tribù araba dopo aver guarito il figlio dello sceicco da una grave malattia. Lo sceicco convertito divenne un fervente credente e, consacrato sacerdote e poi vescovo con il nome di Pietro, operò un forte apostolato presso le tribù della sua stirpe. La fama della sua santità si diffuse nella regione ed egli, che aspirava a una vita nel  silenzio e nella solitudine, con il discepolo Domiziano da prima si spostò nella regione di Rouban, sulla montagna Marda, dove eresse una cappella. Dopo poco tempo passò nel deserto di Ziph e si insediò nella grotta che la tradizione voleva il rifugio di Davide nella fuga dal re Saul. Nel tempo si formò la laura che prese il suo nome e che venne consacrata dal Vescovo di Gerusalemme Giovenale nel 429. La vita di ritiro praticata da questi  eremiti non voleva dire disinteresse per la vita della chiesa: infatti Eutimio partecipò al Concilio di Efeso del 431. Quando a Gerusalemme si insediò un vescovo monofisita, Eutimio non esitò a disconoscerlo e a fuggire nel deserto di Roudan con la sua comunità, fino al 458 quando l’imperatore non lo destituì e pose al suo posto il precedente vescovo Giovenale. L’impero era scosso in quel periodo da forti tensioni religiose, l’imperatrice Eudossia, che era di credo monofisita, fu convertita al credo niceno grazie all’opera di Eutimio. Nella laura sulla collina di Sahel presso Wadi – el – Dabor nei pressi del Mar Morto, che portava il suo stesso nome, mori il 20 gennaio del 473 alla veneranda età di 96 anni.

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