Il santo del 19 ottobre: San Paolo della Croce

San Paolo della Croce

Paolo nasce a Ovada in Piemonte, da una nobile famiglia oriunda di Castellazzo, presso Alessandria. Crescendo, il suo amore per Gesù e il desiderio di ricalcarne le orme si fecero sempre più vivi. Infiammato dal desiderio del martirio, già s’era arruolato nella flotta veneziana, pronta per abbattere la mezzaluna che minacciava l’Europa cristiana; ma poi, avendo compreso che la volontà divina era un’altra, formò una schiera di soldati del redentore: i Passionisti. si proponevano di far conoscere a tutti i dolori sofferti da Dio per salvarci e , con la loro disciplina, riparare i peccati, causa dei dolori di Gesù crocifisso. ricevette dal suo Vescovo una rude tonaca e si diede alla predicazione. Andò a Roma, dove studiò e fu consacrato sacerdote. Con i primi discepoli si ritirò sul Monte Argentario, in Toscana; qui gettò le fondamenta della sua nuova Famiglia dandole le regole e aggiungendo ai tre consueti voti quello di promuovere il ricordo della passione. La regola, molto austera e approvata per la prima volta nel 1741 da Benedetto XIV, prevede di impegnarsi in un quarto voto che consiste proprio nel propagare la memoria della Passione, dalla quale “come da fonte, deriva ogni bene”. Paolo fu favorito di molti doni celesti: rivelazioni, colloqui divini, profezie. concluse la sua vita terrena il 18 ottobre del 1775. E’ stato canonizzato a Roma da papa Pio IX il 29 giugno del 1867.

Ecco un passo della costituzioni dei Passionisti che riguarda l’obbedienza ai superiori:

CAPO XII

Dell’osservanza dei voti, e prima dell’ubbidienza

L’ubbidienza si deve riputare come la pietra fondamentale di tutta la perfezione, ed è oracolo delle sacre Scritture, che: Vir obediens loque tur victoriam: (Prov. XXI, 28) chi è ubbidiente canterà la vittoria. Procurino pertanto i religiosi di questa minima Congregazione di professarla non solamente colle parole, ma anche santamente con i fatti. La loro ubbidienza sia cieca, abbiano di se stessi bassa stima, ed amino e godano d’essere disprezzati per conseguire più facilmente la religiosa perfezione. Eseguiscano i comandi con prontezza, con semplicità e di buonavoglia. Non tardino punto, allorché in qualsivoglia maniera saranno chiamati agli esercizi della comunità, od ad altre incombenze. Non scrivano mai lettere senza licenza del Superiore, a cui anche le presenteranno per essere da lui sigillate, e nelle mani di lui anche si consegneranno quelle che si riceveranno, ed avrà egli la libera facoltà di leggerle e darle a chi sono dirette. Avverta però di non leggere, senza necessità e senza giusta e ben conosciuta causa, le lettere concernenti gli affari dell’anima, scritte a quelli i quali attendono alle apostoliche missioni. Nessuno potrà leggere o ritenere le lettere che spettano ai Superiori maggiori, tanto quelle scritte da loro, quanto quelle che ad essi sono dirette,se non avrà giurisdizione sopra i medesimi; che anzi il Rettore di casa le dovrà sigillare in presenza di quelli che gliele esibiscono, e sarà permesso ad ognuno di scrivere ad essi anche ai nascosto; e se il Rettore farà qualche attentato di violare questa determinazione, o impedire questa libera facoltà sia deposto dal proprio officio. Fuori dalla comune mensa si asterrà ognuno assolutamente dal mangiare e bere senza la licenza del Superiore. Quanto più si darà libertà alle proprie passioni, tanto più diverranno esse gagliarde e moleste, né avrà mai pace chi vorrà secondare il proprio capriccio. Procuri il Rettore di governare e trattare i religiosi con soave carità, ed usi verso di loro ragionevole ed onesta con discendenza .L’ubbidienza di cui si farà voto nella professione, importerà l’obbligo d’ubbidire primieramente al Sommo Pontefice, di poi ai Superiori di Congregazione, che hanno giurisdizione, cioè il Preposito Generale e Provinciale, il Rettore della casa, e qualunque altro Superiore delegato dallo stesso Preposito Generale, o Provinciale. Sarà però cura particolare dei nostri religiosi d mostrare profondo essequio ed umile deferenza a Vescovi ed Ordinari, nelle diocesi dei quali sono fondate le nostre case, e cercheranno con tutto i rispetto e riverenza, di secondare i loro voleri in ciò che spetta il bene delle anime commesse alla cura dei medesimi, in guisa che, quando essi richiederanno i nostri per operare secondo la pratica dell’Istituto, il Preposíto Generale, o Provinciale,procuri di mandare quei soggetti, che giudicherà idonei.

Articoli Correlati

- No Comments on this Post -

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *