Beata Maria Teresa Fasce

La Cascia attuale, famosa perchè lì la monaca Santa Rita è stata fautrice delle grazie del Signore, deve molto all’infaticabile operato della beata madre Fasce che è stata badessa del monastero per 27 anni. Anche se la Madre ha un’anima contemplativa e desiderosa di suilenzio e di solitudine per far posto solo a Dio, il suo nome è legato a opere concrete che hanno cambiato il volto alla città di santa Rita: la Basilica, l’Alverare, la Casa del Pellegrino (oggi Hotel delle Rose), il Seminario di Sant’Agostino (oggi Ospedale), la Casa per i Confessori e l’ampliamento del viale del santuario. Nesce nel 1881 a Torriglia, nell’entroterra genovese, in una famiglia borghese, dove si respira una religiosità intensa. Ben tre figlie (erano in sette fratelli) avvertono in mod0o chiaro e distinto la vocazione alla vita consacrata. Ma per quell’incoerenza illogica di troppe famiglie cristiane, ogni vocazione trova una ferma opposizione. Riesce a spuntarla solo lei, forse più cocciuta, certamente con una vocazione così salda da superare tutti gli ostacoli. Perché a lei non va bene un monastero qualsiasi, ma solo uno agostiniano; e non in una città qualunque, ma unicamente a Cascia. Quando la famiglia si convince a lasciarla partire, a complicare ulteriormente la tormentata storia della sua vocazione arriva il netto rifiuto del monastero, le cui monache proprio non riescono a capire come quella “signorina in cappellino” avrebbe potuto adattarsi alla povertà del monastero dell’insignificante paesino di Cascia. Ancora una volta vince lei e nel 1906 entra nel monastero che ha sognato. Qui però non trova una situazione rosea, perché sette giovani monache provenienti da Macerata vi hanno portato un clima di aridità spirituale che la fa soffrire e la manda in crisi. Così nel 1910 rientra in famiglia, ma torna a Cascia l’anno dopo, ben decisa, con la sua presenza e la sua opera, a risanare quell’ambiente spirituale rilassato. Viene eletta badessa nel 1920 e tale resterà per 27 anni, cioè fino alla morte. Con fermezza, amorevolezza e tanta umiltà, ridona al monastero il suo giusto equilibrio spirituale e caritativo. Innamorata di santa Rita, allora conosciuta solo in Umbria o poco più, si fa propagatrice derlla sua devozione nel mondo, anche grazie al periodico “Dalle api alle rose”che fonda nel 1923. Promuove pellegrinaggi che a quell’ epoca per Cascia rappresentavano un evento eccezionale. Realizza l’”Alveare di Snta Rita” per accogliere le “Apette”, cioé le piccole orfane. Pensa di costruire un santuario, in grado di accogliere i tanti pellegrini che lei già intravede. Ci riesce tra mille difficoltà. Non vedrà la soddisfazione di vederlo ultimato, perché sarà consacrato quattro mesi dopo la sua morte. Sul suo fisico si accumulano malanni a non finire. Il diabete si assomma all’asma, a problemio di cuore e di circolazione al punto di impedirle di camminare. Inoltre, convive per ventisette anni con un tumore al seno e per questo viene invocata da chi è colpita da questa malattia.

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