San Gabriele Taurino Dufresse

E’ stato uno dei più instancabili missionari francesi in Cina durante il XVIII e XIX secolo, Gabriele nacque a Lezoux, a oriente di Clermont-Ferrand, l’8 dicembre 1750, studiò per il sacerdozio al seminario di Saint-Sulpice a Parigi, e quando era ancora diacono entrò nella Società delle Missioni Estere di Parigi, dove fu ordinato nel dicembre 1774. Quasi esattamente un anno dopo, il 4 dicembre 1775, s’imbarcò per la Cina, e al suo arrivo diventò responsabile della zona settentrionale del distretto di Su-Tchucn, dove trovò alcuni cristiani dispersi, che avevano bisogno del suo ministero, Cattività iniziò bene, per i successivi Otto anni circa non si risparmiò, e i suoi sforzi ottennero dei risultati, ma nel 1784 ebbe inizio un’ondata di persecuzioni e una spia denunciò Gabriele ai mandarini.
La prima volta che fu arrestato e imprigionato riuscì a scappare e fu accolto da una famiglia cristiana, che rischiò di essere punita per aver ospitato un sacerdote, così quando l’assistente del vicario apostolico fu arrestato l’anno seguente, Gabriele disse ai sacerdoti della sua zona di arrendersi come lui. Per i primi sei mesi fu tenuto prigioniero ín condizioni relativamente decenti, poi i lazzaristi di Pechino pregarono le autorità di rilasciarlo, assieme ad altri missionari francesi, e di conseguenza furono tutti liberati a condizione che risiedessero a Pechino o a Macao. Gabriele scelse Macao, credendo di poter facilmente ritornare alla sua missione, che riuscì a raggiungere il 14 luglio 1789, assumendosi la responsabilità del distretto di Tchon-King. Si mise subito a lavorare nuovamente, costruendo una chiesa, visitando i suoi parrocchiani dispersi, e amministrando i sacramenti (nel 1790 battezzò centoquaranta adulti, cinquecentotrentadue bambini e trecentodieci catecumeni, e negli anni seguenti il numero aumentò). Nel 1793 fu nominato provicario apostolico e nel 1800 coadiutore del vescovo.
A dispetto delle costanti difficoltà e della portata del suo lavoro, nel 1803 Gabriele trovò tempo di partecipare a un sinodo diocesano, che pubblicò una serie di costituzioni che la Congregazione De Propaganda Fide a Roma raccomandò a tutti i missionari come norme di comportamento. Le cose apparentemente procedevano bene, ma nel 1805 la persecuzione si riaccese, e da allora fino al 1814, quando fu di nuovo denunciato ai mandarini, Gabriele fu costretto a spostarsi costantemente da un posto all’altro, riuscendo a continuare quell’esistenza da nomade per altri sei mesi, fino al 18 marzo 1815, giorno in cui alla fine fu arrestato, portato a TchenTu e condannato a morte. Dopo aver sopportato la prigione per quattro mesi, fu decapitato il 14 settembre. È stato beatificato il 27 maggio 1900.

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