Il santo del 10 settembre: San Nicola da Tolentino

San Nixola da Tolentino

Un santo famoso per i suoi doni da taumaturgo e particolarmente invocato per la liberazione delle anime del Purgatorio, san Nicola da Tolentino (1245-1305) nacque a Castel Sant’Angelo in Pontano, un piccolo comune delle Marche, da due devoti cristiani. Secondo la tradizione i genitori lo chiamarono così per gratitudine a San Nicola di Bari, che avevano pregato perché non riuscivano ad avere figli. Decise di abbracciare la vita religiosa dopo aver ascoltato la predica di un monaco agostiniano, incentrata su un insegnamento della Prima lettera di Giovanni: “Non amate il mondo, né le cose del mondo, perché il mondo passa e passa la sua concupiscenza.” (1 Gv,2) Professò i voti solenni tra gli Eremiti di Sant’ Agostino a meno di 19 anni. A 24 venne ordinato sacerdote da san Benvenuto Scotivoli, passando di convento in convento, fino a quando nel 1275 fu trasferito stabilmente a Tolentino che è distante una ventina di chilometri dal suo paese natale, dove visse predicando quasi ogni giorno fino alla morte terrena, che lo colse trent’anni più tardi. Venne chiamato “l’angelo del confessionale” per il tempo che dedicava al sacramento della Riconciliazione e perché, per aiutare i fedeli ad avvicinarsi a Dio, prendeva spesso su di sé il peso delle penitenze. Digiunava quattro giorni a settimana a pane e acqua e vegliava in preghiera fino a tarda notte, dormendo poche ore su un pagliericcio. Il venerdì, in unione alla Passione di Cristo, si flagellava con una particolare disciplina che lui stesso aveva fabbricato. Verso i poveri aveva una sollecitudine senza pari ed esortava continuamente il priore a essere generoso nelle donazioni, portava di persona il pane ai bisognosi e in loro favore andava a bussare alle porte dei ricchi per raccogliere elemosine. Era anche molto noto come esorcista e di questo suo carisma c’è traccia pure dopo la sua nascita al Cielo, come testimoniano i diversi ex voto che lo indicano come liberatore di indemoniati. Nutriva un amore filiale per la Madonna e, in mezzo alle sofferenze e alle rinunce offerte a Dio, venne gratificato con straordinarie esperienze mistiche. La più celebre è la visione avuta la notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294 quando osservò gli angeli nell’atto di traslare per la prima volta la Santa Casa in terra marchigiana, allora parte dello Stato Pontificio. Sul letto di morte, a un confratello che gli domandava quale fosse il motivo del suo sguardo contemplante, rispose: “Io veggo il Signore mio Dio, accanto la sua santissima Madre e il padre mio sant’Agostino.” Le sue spoglie mortali sono custodite nella cripta della basilica a lui dedicata a Tolentino, con le Sante Braccia in una cappella a parte.

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