Sant’Alfonso Maria De Ligupri

Alfonso nasce a Marianella (Napoli) nel 1696 da una nobile famiglia. Fino a ventisette anni si dedica agli studi privati nel campo della musica, delle scienze, delle lingue e del diritto, seguiti da un’iniziale e brillante carriera d’avvocato; per un insucesso professionale – un processo in cui la falsità prende il posto della verità – decie di cambiare vita. All’età di 30 anni è ordinato sacerdote e diventa uno dei più apprezzati predicatori di Napoli. Passa varie ore al giorno nel confessionale e ammette di non aver mai negato l’assoluzione a nessun penitente. Cerca di recuperare i peccatori alla fede con grande pazienza e tolleranza, si dedica con l’anima e il corpo agli abitanti più poveri di Napoli. Nel 1732 fonda la Congregazione del Santissimo Redentore con lo scopo di portare ai bisognosi la Parola di Dio: Alfonso vuole imitare Cristo, cominciando dai redentoristi stessi, i quali vanno operando per la redenzione di tante anime con missioni, esercizi spirituali e varie forme di apostolato. Nel 1762 è nominato vescovo di Sant’Agata dei Goti, centro oggi in provincia di Benevento e allora sede episcopale di un’ area montagnosa, una diocesi problematica a causa di una certa anarchia del clero, povera e bisognosa di ogni forma di aiuto, e il Vescovo risponde con generosità. Effettua più volte la visita pastorale a tutte le parrocchie, diffondendo il culto al Santissimo Sacramento e la devozione alla Madonna. Scrive centoundici opere, alcune delle quali pubblicate in numerose lingue: La teologia morale (il suo capolavoro), Massime eterne, Le glorie di Maria, Apparecchio alla morte, L’uniformità alla volontà divina, Le visite al Santissimo Sacramento e a Maria Santissima. E’ l’autore della tenera canzoncina natalizia Tu scendi dalle stelle. Dopo tredici anni di guida pastorale e morale della sua diocesi, deve rinunciare all’episcopato a causa di una grave artrosi deformante e di una cecità quasi totale. Si ritira nella casa dei suoi fratelli a Nocera de’ Pagani, provincia di Salerno, trascorrendo le sue giornate tra la meditazione e la preghiera. Negli ultimi anni di vita sperimenta anche l’aridità spirituale e non percepisce più l’amorosa presenza di Dio. Davanti al Crocifisso ripete spesso: “ Non mi mandate all’inferno, o Signore, perché all’inferno non si ama”. Quando avverte che la fine è vicina, ordina al suo domestico di distruggere gli oggetti che ha utilizzato e che possono essere considerati reliquie dai suoi. Si addormenta nella pace del Signore il 1 agosto del 1787. E’ canonizzato nel 1839 e nel 1971, per le innumerevoli opere lasciate in eredità e per la sua indiscussa sapienza, è dichiarato dottore della Chiesa universale.

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