Sant’Alfonso Maria de Liguori

Alfonso nacque a Marianella (Napoli) il 27 settembre del 1696, da genitori appartenenti alla nobiltà. Intraprese la carriera forense e divenne in breve tempo uno degli avvocati più rinomati di Napoli. Nel 1723 subì una clamorosa sconfitta in tribunale e decise di lasciare la sua professione e di dedicarsi interamente al Signore. Ordinato sacerdote nel 1726, esercitò il suo ministero nei quartieri più poveri di Napoli. Nel 1732 fondò la Congregazione del santissimo redentore con lo scopo di predicare le missioni popolari nei paesi sperduti, nei quali la gente viveva spesso nell’ignoranza religiosa e nella trascuratezza spirituale. Nel 1762 venne eletto vescovo di Sant’Agata dei Goti (Benevento), incarico che lasciò nel 1775 per motivi di salute; si ritirò nella casa di Nocera de’ Pagani, in provincia di Salerno, tra preghiere e meditazioni. Morì il 1° agosto del 1787. Apostolo del culto dell’eucarestia e della vergine, guidò i fedeli alla meditazione dell’amore di Dio, della passione e dei Novissimi, alla preghiera e alla vita sacramentale. Compose scritti di vasta risonanza: Visite al Santissimo Sacramento e a Maria santissima, Massime eterne, Le glorie di Maria, Pratica di amare Gesù Cristo e tanti altri …. Fu anche valente musicista. La sua canzone più celebre è Tu scendi dalle stelle. E’ stato dichiarato dottore della Chiesa nel 1871.  Ed ecco che nella Liturgia delle Ore un’ estratto di uno degli scritti del vescovo campano:

Dalla «Pratica di amare Gesù Cristo» di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo 

(Cap. 1, 1-5)

L’amore di Cristo

   Tutta la santità e la perfezione di un’anima consiste nell’amar Gesù Cristo nostro Dio, nostro sommo bene e nostro Salvatore. La carità è quella che unisce e conserva tutte le virtù che rendono l’uomo perfetto.
   Forse Iddio non si merita tutto il nostro amore? Egli ci ha amati sin dall’eternità. «Uomo, dice il Signore, considera ch’io sono stato il primo ad amarti. Tu non eri ancora al mondo, il mondo neppur v’era ed io già t’amavo. Da che sono Dio, io t’amo». Vedendo Iddio che gli uomini si fan tirare da’ benefici, volle per mezzo de’ suoi doni cattivarli al suo amore. Disse pertanto: «Voglio tirare gli uomini ad amarmi con quei lacci con cui gli uomini si fanno tirare, cioè coi legami dell’amore». Tali appunto sono stati i doni fatti da Dio all’uomo. Egli dopo di averlo dotato di anima colle potenze a sua immagine, di memoria, intelletto e volontà, e di corpo fornito dei sensi, ha creato per lui il cielo e la terra e tante altre cose tutte per amor dell’uomo; acciocché servano all’uomo, e l’uomo l’ami per gratitudine di tanti doni.
   Ma Iddio non è stato contento di donarci tutte queste belle creature. Egli per cattivarsi tutto il nostro amore è giunto a donarci tutto se stesso. L’Eterno Padre è giunto a darci il suo medesimo ed unico Figlio. Vedendo che noi eravamo tutti morti e privi della sua grazia per causa del peccato, che fece? Per l’amor immenso, anzi, come scrive l’Apostolo, pel troppo amore che ci portava, mandò il Figlio diletto a soddisfare per noi, e così renderci quella vita che il peccato ci aveva tolta.
   E dandoci il Figlio (non perdonando al Figlio per perdonare a noi), insieme col Figlio ci ha donato ogni bene: la sua grazia, il suo amore e il paradiso; poiché tutti questi beni sono certamente minori del Figlio: «Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?» (Rm 8, 32).

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