Silvia “Ayisha” Romano

Dopo circa due anni, Silvia Romano è tornata a casa. Il suo rapimento è avvenuto il 20 novembre del 2018 attraverso l’azione di un commando armato che ha fatto irruzione nel villaggio keniota di Chakama, che si trova a circa ottanta chilometri di distanza da Malindi. Un villaggio dove lei è stata impegnata  come cooperante in un progetto gestito dalla onlus marchigiana “Africa Milele”, e da quel momento, trattata come merce di scambio, si è ritrovata in Somalia, in un villaggio abitato del gruppo di guerriglieri facenti capo al gruppo islamico fondamentalista Al Shabab. Questo fino al 9 maggio, quando è stata liberata, sembra dietro il pagamento di un riscatto, anche se non si sono state conferme ufficiali in merito. La Farnesina ha predisposto per lei un volo speciale per riportarla a casa, atterrando all’aeroporto di Ciampino intorno alle 14 del 10 maggio Ma prima di abbracciare la famiglia, Silvia o come lei ha detto, il suo nuovo nome è Ayisha, è stata intercettata dal pubblico ministero di Roma Sergio Colaiocco e dagli ufficiali del Raggruppamento operativo dei carabinieri di stanza a Roma. Un interrogatorio durato all’incirca quatto ore, dove lei ha spiegato che in quindici mesi di permanenza tra i suoi sequestratori ha sentito il bisogno, ma senza alcuna costrizione, di cambiare la sua fede religiosa, passando all’Islam. Ha anche affermato di aver scelto la sua nuova religione  liberamente, ma ha smentito di essere stata costretta a sposarsi secondo il rito islamico ne quanto meno di essere in stato interessante. All’aeroporto sono stati ad attenderla il premier Conte ed il ministro Di Maio, nonché la sua famiglia al completo. Si è presentata indossando un lungo vestito di colore verde secondo l’uso islamico, ha salutato i membri del governo secondo l’attuale protocollo, toccandosi i gomiti, ma con sua madre e sua sorella si è lasciata andare con baci e abbracci. Adesso l’attende una quarantena di quattordici giorni prima di tornare ad essere una persona completamente libera. Lei ha affermato ai microfoni della stampa e davanti ai membri del governo di “essere stata forte. Ora volgio stare solo con la mia famiglia per molto tempo. E’ bello essere tornati”. Poi un lungo applauso durato ben cinque minuti. Conte e Di Maio, commentando il definitivo rilascio della cooperante italiana,  hanno affermato di aver sempre avuto la prova della esistenza in vita della Romano, anche se hanno smentito l’eventuale riscatto pagato per la sua liberazione. Mentre i commenti del centro destra non sono stati certamente a suo favore il sindaco di Milano Sala ha dichiarato che “è felice del ritorno della sua concittadina”, facendo contenta  sua madre nel giorno dedicato alla festa della mamma. Ma il suo pensiero è rivolto alla madre di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto nel febbraio di quattro anni fa, ma la sua morte è rimasta ancora velata in un misterioso intrigo di cui ancora non riesce a venir fuori la verità.

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