Enzo Simeone

Lui era un comunista autemntico, di quelli che sono stati coerenti sino alla fine, nonostante che questo ideale politico sia andato nel corso del tempo ormai scemando, che solo pochi e affezionati “rivoluzionari” della sinistra brandiscono autenticamente e coraggiosamente l’ideale che per lunghi tratti della storia italiana ha visto trionfare le tesi del “popolo sovrano” sotto l’ombra di quella “falce e martello” simbolo indiscusso dei lavoratori militanti il Partito Comunista Italiano.

Di lui, di Enzo “Zigone” Simeone, ci sono due ricordi commoventi, il primo congiunto della Camera del Lavoro Autorganizzata, del Comitato Autonomo di Lotta Contro Acqualatina e del Collettivo Comunista Autonomo, il quale recita:

“Il 28 marzo 2006 veniva a mancare il Compagno Enzo Simeone conosciuto da tutti come “Zigone”, un grande comunista sempre pronto al confronto e alla lotta, sempre disponibile con tutti, anche con chi era da lui ideologicamente lontano. Tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerlo non possono che ricordarne la sua infinita umanità.

Un uomo semplice e intenso allo stesso momento, un uomo controcorrente che nella sua Formia ha fatto dell’ “essere operaio” il senso stesso della sua esistenza, al solo scopo di difendere e dare voce a quanti, lavoratori, precari e disoccupati, non ne avevano, un uomo con una forte personalità, scomodo per alcuni, provvidenziale per molti altri.

Ricordare Enzo oggi è per noi anche occasione per riflettere su quanto è stato fatto e quanto ancora c’è da fare nella nostra comunità per la difesa e la rivendicazione quotidiana dei diritti di tutti e di come sia necessario ritornare a confrontarsi nei luoghi pubblici reali dove si vivono quotidianamente le difficoltà e i soprusi.

In una città dove l’indigenza e la povertà vengono affrontate dalle istituzioni locali, se non con la carità, con inutili promesse, vernie o carezze, che non solo non risolvono i problemi reali ma che a lungo andare marcano i confini sociali tra persone innescando processi di inferiorizzazione dell’altro, anziché difendere e garantire diritti per tutti.

Perché come sosteneva lo stesso “Zigone”: “per uscire da una condizione di indigenza bisogna prima di tutto smettere di sentirsi invisibili, di sentirsi asserviti al politico di turno; smettere di autoconvincersi di non avere speranze di cambiamento; smettere di pensare di essere parte di un sistema di potere che ti relega tra i soccombenti se non ne fai parte; smettere di sentirsi come un fantasma che la società etichetta, fa sparire e dimentica. Bisogna essere profondamente critici, cominciare ad auto organizzarsi, ad analizzare e capire i meccanismi dello sfruttamento quotidiano a cui siamo sottoposti e che ci rende fantasmi e invisibili al maledetto potere di turno; cominciare ad urlare il nostro dissenso per rivendicare spazi e diritti per tutti e ricostruire una realtà più giusta.”

Come ormai da tradizione, metteremo il suo faccione/manifesto in bella evidenza sulla piazza principale, a simbolico sostegno di tutti/e coloro che continuano con perseveranza a resistere alle angherie di una realtà sempre più reazionaria ed opprimente.

L’occasione del ricordo di Enzo è anche un doveroso e sincero ricordo di compagni come Gaetano FORTE e Aldo Di CUFFA, che in questi ultimi decenni hanno contribuito, con il loro impegno civico e politico, alla costruzione di una Formia più giusta, più solidale, più comunista; compagni che, come Enzo, ci hanno insegnato che le lotte sociali si combattono e si vincono con la partecipazione, la perseveranza e la forza delle proprie idee, diffidando da quanti, opportunisti e voltagabbana, cavalcano mode o momenti per proprio tornaconto.”

Il secondo, scritto dal circolo a lui intitolato di Rifondazione Comunista di Formia, redatto sotto forma di lettera indirizzata a lui:

“Ciao Zigone,

vista da lì, dove stai, la tragedia dei nostri giorni ha una dimensione diversa. L’epilogo della tua esistenza ti ha risparmiato la devastazione del capitalismo degli ultimi venti anni, lo sfruttamento dissennato dell’uomo sull’uomo, il saccheggio delle risorse, la violenza e la prepotenza che i forti usano verso i deboli, spesso giustificando il tutto con l’idea che l’arricchimento personale è il fine ultimo della propria vita.

Come spiegare questi tempi di epidemie incontrollate se non come l’effetto di un capitalismo cieco e dissennato, che sfrutta le risorse oltremisura, che costringe gli uomini in agglomerati urbani stretti e bui, con scarsità di spazi pubblici, che li assembra in pochi mezzi pubblici, angusti, scarsi e pure scassati; che li assiste in ospedali inadeguati, malfunzionanti e con pochissimo personale sanitario, a causa dei tagli indiscriminati, figli della progressiva morte dello stato sociale così come l’abbiamo conosciuto nel secolo corso.

Oggi – che la situazione è drammatica a causa della pandemia legata al Covid19 – tutti invocano l’intervento dello stato, quando ai tuoi tempi, tutti anche quelli che avevi conosciuto nel partito comunista, invocavano l’intervento del mercato, la liberalizzazione dei servizi, il privato è bello e il pubblico è brutto, arrivando all’offesa e alla derisione. Quante volte insieme a te abbiamo visto quelle “facce storte”, quelli che si presentavano alle assemblee con toni pacifici e concilianti, per poi, alla prima svolta rimangiarsi tutto e vendere il nostro patrimonio ideale per una poltrona. Quante volte Enzo, insieme a te abbiamo imparato a guardare ipocriti, che parlavano per ore, per poi alla prima difficoltà lasciarci soli nella notte a svolgere il nostro dovere di militanti. Tante, ma non fa nulla.

Da te abbiamo imparato, l’umiltà di chi con semplici parole parlava con cognizione delle svolte della storia, da te con poche parole abbiamo imparato a conoscere i traditori, quelli che cercavano di imbonire i compagni della bontà delle schifezze che a tutti i livelli, dalla nazione alla regione, dalla provincia al comune, hanno perpetrato negli anni.

Nell’occasione del quindicesimo anniversario della tua scomparsa vogliamo liberare il campo dai tristi pensieri e di quanti hanno fatto della politica un’occasione di arricchimento per sé e per il proprio clan, vogliamo ricordare il compagno instancabile dedito alla causa dalle prime ore del mattino, quando attaccava nel turno di lavoro, alla sera quando assisteva alle discussioni dei compagni, ricordiamo l’agitatore politico e sociale tra i cittadini, il curatore della bacheca dove affiggeva le notizie del giornale di partito e del sindacato.

Ricordiamo il collega che aiutava gli altri lavoratori nelle disavventure che occorrevano loro contro i padroni, ricordiamo l’uomo umile e taciturno, che se n’è andato senza dire nulla a nessuno, lasciando un vuoto ed un silenzio che, ancora oggi, fa un rumore assordante.

Oggi pensando a te e alla tua prematura scomparsa non possiamo che ribadire che il nostro impegno per una società più giusta continua, insomma più comunista.

Il comunismo è la società futura, quella che verrà dopo quella capitalista arrivata con la rivoluzione borghese. Quando il lavoro vivo, quello dei lavoratori che ogni giorno guadagnano il proprio salario, prevarrà sul lavoro morto, quello che i capitalisti accumulano estraendo plusvalore dalle merci prodotte dai lavoratori. I caratteri della società futura sono già presenti nella società attuale, si hanno gli esempi nello stato che distribuisce ricchezza per garantire sussistenza ai cittadini impossibilitati ad acquisire i propri mezzi di sussistenza, nei poteri centrali “costretti” ahiloro ad erogare servizi, per tutelare i cittadini. Quando la società nuova arriverà il potere lo avrà chi lavora e non chi sfrutta il lavoro, ed allora, caro Enzo, chi potrà vederne i benefici, sarà salito anche sulle tue spalle, come tante volte nella storia, quando il progresso è arrivato quando l’uomo nuovo è salito sulle spalle dei giganti. I compagni.”

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