Video emergenza covid

Nel consueto aggirnamento dell’emergenza covid a Latina e in provincia il sindaco di Latina Coletta ha coinvolto nella diretta su Facebook la dirigente responsabile del reparto Malattie Infettive dell’ospedale Goretti, Miriam Lichtner. Ha detto la dirigente del Goretti: “Questa è un’opportunità importante per condividere con tutti la situazione attuale. Da molti non è percepita la situazione drammatica in cui ci troviamo e che invece ci vede coinvolti tutti i giorni da diverse settimane. L’aumento della capacità di fare i tamponi ha modificato i numeri, e mentre a marzo si aveva coscienza delle sole persone che stavano male ed erano ricoverate adesso abbiamo scoperto che ci sono molti casi di asintomatici e pauci sintomatici e quindi molti si convincono che questa seconda ondata sia più vasta ma la malattia meno grave. Ma non è cosi perché i nostri ospedali sono più pieni che a marzo; i numeri ospedalieri sono impressionanti. La malattia è ancora aggressiva. Ed è per questo che ci tengo a portare la mia testimonianza che è quella di tutti i miei colleghi dell’ospedale, infettivologi e non solo. Tutta la Asl sta lavorando da più parti per cercare di ridurre il carico ospedaliero; man mano stiamo saturando tutti gli spazi. E’ come svuotare il mare con un cucchiaino: al pronto soccorso abbiamo tante persone che sanno male, non hanno un semplice raffreddore. Stiamo facendo uno sforzo enorme per cercare di distinguere in sicurezza quali sono le persone che possiamo rimandare a casa con una terapia domiciliare o senza terapia e quali invece devono essere ricoverate per salvarle dall’evoluzione più infausta”. Secondo i dati aggiornati a lunedì 2 novembre, i pazienti Covid ricoverati erano 186 – 190 ieri – con punte difficilmente toccate durante il lockdown; erano 3 le persone in rianimazione mentre su 25 si stava utilizzando il casco Cpap, “una delle strategie che già a marzo si era rivelata tra le più efficaci fra quelle a disposizione. Inoltre ora possiamo disporre anche di un farmaco antivirale, il remdservir, che a marzo ed aprile abbiamo avuto in pochissime quantità e che ora è in commercio anche in Italia con l’approvazione europea e dell’Aifa, per i pazienti con un deficit respiratorio iniziale. E anche questo sta portando a buoni risultati”. Rispetto ai ricoveri ha spiegato l’infettivologa del Goretti che l’obiettivo di questa seconda ondata è quello di ridurre i tempi di degenza permettendo così di aumentare la ricettività dell’ospedale: “Attualmente il tempo di degenza è di 6-7 giorni; ma se noi facciamo diagnosi presoci iniziando subito le cure riusciamo a tenere la persona in ricovero il minimo indispensabile rimandandola a casa; sappiamo come si trasmette il virus e come va fatto l’isolamento. Se invece la persona arriva con una polmonite avanzata e una grossa insufficienza respiratoria è capace che possa restare in ospedale anche 2-3 settimane. Rispetto alla prima ondata stiamo riuscendo a ridurre i tempi di degenza grazie a strategie che stiamo mettendo in atto”. Poi un accenno sui giovani. “Fortunatamente sotto i 25-30 non abbiamo pazienti ricoverati che stanno male. E’ una tranquillità che voglio dare non tanto ai ragazzi che sono un bel veicolo per il virus, ma soprattutto per i genitori che devono preoccuparsi di loro stessi e dei nostri nonni che sono un patrimonio da conservare e preservare. Quando il virus colpisce persone anziane porta ad una serie di complicanze che possono indurre al decesso. Bisogna proteggere la fascia media della popolazione con una diagnosi precoce mentre i ragazzi ci possono aiutare cercando di far diffondere il meno possibile il virus; i giovani medici ci possono invece aiutare in ospedale perché possono entrare in contatto con maggiore sicurezza con i pazienti infetti”

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