Il procuratore capo De Falco ha affermato le infiltrazioni malavitose dell’economia


Giuseppe De Falco

Non è che c’era bisogno  di ribadirlo, viti i processi e le ultime vicende giudiziarie che hanno affermato come la malavita organizzata si è profondamente radicata nel tessuto economico e anche politico della provincia di Latina. Il Procuratore della Repubblica di Latina Giuseppe De Falconella relazione che nella giornata del 1° febbraio è stata presentata dal presidente della Corte di Appello di Roma Luciano Panzani in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2020, il capo di via Ezio ha sottolinea l’esistenza di “contesti  di  criminalità economica organizzata, caratterizzati da imponenti evasioni, dal contributo di professionisti, dalla adozione di condotte corruttive di natura agevolatrice rispetto al gruppo strutturato e di riciclaggio dei profitti: “L’analisi dell’andamento dei reati economici mostra come la provincia di Latina sia permeata da un tessuto produttivo in parte infiltrato da logiche criminali. In tale contesto, non sono infrequenti condotte di riciclaggio e auto riciclaggio dei principali assets  delle  imprese  commerciali  oggetto  di  distrazione  mediante  il  trasferimento  in  favore  di soggetti di comodo, ovvero il reimpiego in ulteriori attività economiche di fatto riconducibili al medesimo imprenditore. La fotografia dei reati commessi in provincia di Latina include inoltre fenomeni  di talvolta  estesa  corruzione  all’interno  di  diverse  amministrazioni  pubbliche  quali Commissione Tributaria,  Agenzia  delle  Entrate,  Guardia  di  Finanza,  INPS)  in  cui  sono  risultati  coinvolti pubblici  funzionari,  professionisti e imprenditori. ” De Falco ha dedicato un passaggio alle operazioni ‘Petrus’ e ‘Astice’ sottolineando come l’indagine abbia portato alla luce un’attività di spaccio di sostanze stupefacentiall’interno della casa circondariale di  Latina “da alcuni detenuti con  la  compiacenza  ed  il  concorso  di  agenti  della  polizia  penitenziaria che si sono prestati  a  consentire  l’introduzione  di  sostanze  stupefacenti,  alimenti  ed  oggetti  non  consentiti,  ma  anche  ad  altre condotte  infedeli,  consistite  nell’assegnazione  delle  celle  sulla  base  delle  indicazioni  di  alcuni detenuti  di  particolare  spessore  criminale  (anche  consentendo  contatti  tra  coindagati  prima dell’interrogatorio di garanzia), nel consentire  comunicazioni telefoniche dei detenuti con persone loro complici all’esterno della struttura carceraria, nel consentire l’ingresso e l’uscita dal carcere di messaggi scritti”. Passando ad un  altro genere di reati, è  aumentato  il  numero  dei  procedimenti  per  il  delitto  di  maltrattamenti  e  per  quello  di  stalking, numero che assume ormai secondo il Procuratore toni allarmanti. Per la stragrande maggioranza tali ultimi reati sono da ricondurre alla violenza domestica in danno delle donne, fenomeno quanto mai ricorrente e grave, tanto che è sempre allarmante il rischio che essa sfoci in episodi spesso tendenti all’assassinio. C’è il fenomeno del caporalato, amplificato dalla presenza di numerosissimi lavoratori stranieri, per lo più indiani, che vengono impiegati in condizioni di pieno sfruttamento nei lavori in agricoltura.  Le indagini in materia, come ha rilevato De Falco, stanno divenendo sempre più frequenti, anche in ragione delle denunce che cominciano ad essere sporte dai lavoratori sfruttati come dimostrano peraltro numerose inchieste come ‘Commodo’.

Articoli Correlati

- No Comments on this Post -

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *