d15ad0865a13170192cec7b06459785d_XLQuando si sente l’esigenza di tornare a parlare della solita notizia c’è qualcosa che non va. Infatti che ci sia qualcosa che non va nella politica è risaputo; che ci sia qualcosa che non va nel sistema calcio è altrettanto noto. Quando le due cose si combinano ecco allora che il problema è proprio virale e radicato. Tanto che in merito agli scontri accaduti fuori dallo stadio Olimpico prima e dopo il derby Lazio – Roma (ne abbiamo parlato anche qui) è intervenuto anche il prefetto di Roma Franco Gabrielli. Egli ha affermato: “Quando una partita di calcio si connota per scontri, feriti, cariche alle forze di polizia, sequestri di roncole, caschi e bastoni, stiamo ancora parlando della cronaca di un evento sportivo o di una guerriglia urbana?” [Fonte: gazzettagiallorossa.it] Di una guerriglia urbana è da rispondere. Guerriglia urbana che prende a pretesto la manifestazione sortiva. Prosegue Gabrielli: “E allora bisognerebbe dire che quando si ritengono certe partite non più gestibili con un decente numero di personale non si fanno giocare in maniera pubblica. Qui il pensiero del prefetto è meno condivisibile, perché allora non si dovrebbe più circolare sui mezzi pubblici visto l’alto numero di furti e scippi. Il problema, per quanto Gabrielli neghi e rimanga stizzito di tali considerazioni, è che di fronte a queste dichiarazioni lo Stato palesa la sua incapacità. I fattori saranno tanti e non si tratta certo di scaricare la responsabilità sulle forze di polizia che anzi si trovano tra l’incudine di una politica che non ha a cuore determinati problemi ma li strumentalizza e il martello dei violenti che sequestrano le partite di calcio per sfogare le loro violenze. Chiosa Gabrielli in maniera interessante: “Nonostante gli arresti, i daspo, le strutture costruite attorno all’Olimpico, l’aumento di agenti che cresce di derby in derby, gli esiti di queste partite sono sempre simili. Forse, allora, il tema non è tanto la terapia, ma la malattia”. O la cura?

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