Il ponte Tallini di Formia chiuso per la festività di San Giovanni

Si può dire che è un ponte della discordia, quello del Tallini di Formia che per una ordinanza del Comando della Polizia Locale n. 190 del 21 giugno del 2019 dove c’è l’interdizione totale di transito del ponte che va dalle ore 16 del 23 giugno fino alle ore 5 del 25 giugno, a firma del comandante Rosanna Picano, ma che mette in evidenza un problema che si trascina da troppo tempo. L’ordinanza della dottoressa Picano è stata sollecitata dal dirigente dell’area tecnica del comune, l’architetto Annunziata Lanzillotta che ha chiesto “l’interdizione totale” per un motivo precauzionale  “a tutela della pubblica incolumità”. Sia la dirigente Lanzillotta che la comandante Picano omettono di citarla ma il provvedimento di chiusura di ponte Tallini è “figlio” di una misteriosa relazione tecnica arrivata all’area tecnica del comune di Formia nei primi giorni di aprile che, commissionata dalla precedente amministrazione comunale, ha invitato l’attuale sindaco a verificare la possibilità di interdire al traffico automobilistico e ai pedoni il cavalcavia intitolato ad uno dei fisici italiani, Bruno Tallini, tra i più importanti del ‘900 di cui era originario proprio di Formia. Se si va a fare un giro si può notare che  la struttura non godrebbe della necessaria salute sul piano statico. L’ordinanza della comandante della Polizia locale parla della chiusura del ponte per quasi 36 ore ma è chiaro che implicitamente ha negato  il transito lunedì mattina della processione di San Giovanni che, proveniente da via Vitruvio, ha fatto tutta la piazza di Largo Paone dirigendosi al Molo azzurra per l’imbarco sul peschereccio dell’immagine del santo per la benedizione del mare.. Un fuori programma doloroso ma inevitabile che coinciderà con il primo anniversario della storica vittoria, il 24 giugno 2018, del sindaco di Formia Paola Villa alle ultime elezioni amministrative. Che ponte Tallini non goda da tempo di buona salute il comune di Formia ne è a conoscenza da  anni, istituendo il divieto di transito agli automezzi pesanti e quello di sosta, che tra mille limiti di rispetto, ha diminuito nettamente il carico sul cavalcavia, rendendolo ancora utilizzabile. Naturalmente la relazione commissionata dal comune e notificata due mesi fa arriva a dire dell’altro: l’infrastruttura va chiusa e necessita di interventi di manutenzione che il comune deve realizzare ma senza avere la disponibilità delle risorse economiche necessarie. Di certo, se l’ordinanza di chiusura al traffico venisse prolungata di certo condizionerebbe la mobilità del traffico veicolare e pedonale diretto alla zona del porto passeggeri di Molo Azzurra nel clou della stagione turistica. Con la chiusura di Ponte Tallini l’arteria per raggiungere la zona dell’imbarco diventerebbe la strada Litoranea. I residenti per immettervi saranno costretti a percorrere via Colombo e costeggiare la rotonda di Molo Vespucci. Per immettersi nel centro urbano e, dunque, in via Vitruvio, dovranno effettuare il percorso opposto o svoltare a sinistra all’altezza di piazza Mattei. Il crollo lo scorso 14 agosto del Ponte Morandi ha riproposto il tema della manutenzione e messa in sicurezza dei tanti cavalcavia realizzati a Formia nel dopo guerra per collegare il centro urbano al mare o per attraversare la stessa città in entrambe le direzioni. Sono state scelte urbanistiche necessarie nel corso degli anni cinquanta ma, alla distanza, si sono rivelate scellerate e sbagliate, perché hanno impedito l’accesso al mare diretto ai formiani.  Dovevano servire alla città per alimentare la sua vocazione turistica e per rimanere “legati” alla locomotiva Italia che stava ripartendo ma il contestuale aumento del traffico veicolare, l’assenza nel corso dei decenni di una programmazione alternativa per l’attraversamento a monte della città, unitamente ad una riduzione lenta e graduale degli interventi di manutenzione, hanno acuito il pessimo stato di salute di questi cavalcavia. Già nel 2012 l’ex sindaco Michele Forte venne tacciato per un visionario quando propose il suo necessario abbattimento per realizzare, in alternativa, una moderne e funzionale rotatoria sulla strada Litoranea, un’opera per la quale “la città avrebbe dovuto pazientare e soffrire qualche disagio soltanto per qualche settimana”, ma poi non se ne fece nulla. ma anche la scorsa consiliatura Bartolomeo mise sul tavolo questa questione, tant’è che l’ex assessore alla sostenibilità urbana dell’ultima Giunta Bartolomeo, Claudio Marciano, ora capogruppo consiliare del Pd, ha ricordato spesso, dopo l’adozione di una serie di interventi di manutenzione straordinaria, tra cui la sostituzione del guard rail risalente al 2016, l’affidamento di un incarico nel giugno 2017 ad un esperto per redigere una dettagliata perizia sulle condizioni strutturali del ponte e lo stanziamento “delle somme per effettuare ulteriori interventi di messa in sicurezza. Il tema è il seguente: ma questo ponte, per le automobili, serve ancora? A mio avviso, e ad avviso del Put, il piano urbano del traffico su cui abbiamo lavorato per anni, il ponte dovrebbe essere pedonalizzato e nella coda finale, abbattuto. La sua logica risponde ad un’idea di mobilità ormai tramontata, in cui la Litoranea era vista come un’autostrada e l’accesso con le auto nel centro urbano un elemento di progresso.” Questo pensiero di Marciano era dunque il linea con il pensiero dell’ex sindaco Forte:  : “La realizzazione di una rotonda di ingresso al parcheggio di Largo Paone sostituirebbe la funzione di mobilità del ponte, migliorando la viabilità sull’asse litoraneo e consentendo l’inversione di marcia. Una pavimentazione pedonale al posto dell’asfalto, sulla rampa che dall’Orlandi Shopping Center si affaccia sul mare, e la liberazione della coda del Ponte nella parte in cui discende verso l’aiuola del Molo, consentirebbe la creazione di un nuovo spazio di ricettività per la città, a servizio del turismo nautico e diportistico”. Il costo preventivato, anni fa, per questo intervento era “soltanto” di un milione di euro. Ma ha parlato ancora Marciano: “Ma una progettazione più ecologica e meno sontuosa, potrebbe ridurre di molto i costi dell’intervento, rendendolo più facilmente finanziabile . La tragedia di Genova avrebbe dovuto incentivare un dibattito locale su come ripensare le infrastrutture di mobilità. Abbiamo bisogno di soluzioni che riducano l’impatto ambientale, incentivino la mobilità sostenibile, migliorino la sicurezza stradale e incrementino gli spazi di pedonalità.”. Temi che però l’amministrazione Villa ha deciso di non mettere sul tavolo delle priorità, perché la sua è una politica delle “piccole cose”. Sarà in grado di affrontare questo problema?

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