Il peso delle parole

Parlare è l’P_14d4bbea35atto tipicamente umano che si impara fin dalla più tenera età. Dal ‘mamma’ (e non ‘genitore 1’) dei bambini, alle costruzioni sintattiche più complesse e articolate. Eppure proprio il parlare, così come lo scrivere (contempla sempre l’utilizzo di parole), è una delle operazioni più scontate che facciamo e proprio perché scontata, banalizzata. Viviamo in una società dove le parole sono una valanga e come tale ci travolgono. Veniamo bombardati in continuazione dai messaggi pubblicitari, dagli slogan politici, dai titoli dei giornali, dalle notizie flash, dai messaggi e dalle notifiche sugli smartphone, dai libri che leggiamo e dalle persone che ascoltiamo. Per poi passare, di riflesso, a tutte quelle che pronunciamo e scriviamo. Non ce ne rendiamo conto, ma le parole sono una delle cose più importanti e preziose che abbiamo. Esse dicono chi siamo; esse ci danno il potere (come la Genesi biblica narra) di nominare le cose e dar loro vita. Ciò che è senza nome non è. Per indicare qualcuno o qualcosa occorrono le parole e l’uso ordinato e coerente di esse in una lingua. È un’operazione artigianale, di taglio e incisione, dove bisogna scegliere la parola adatta nel vasto panorama del dizionario, ma comprensibile al nostro (o ai nostri) interlocutori. E tante volte sperimentiamo come le parole non sono capaci di trasmettere un messaggio e ci imbarchiamo in un viaggio emozionante alla ricerca della sintesi e della descrizione perfetta. Le parole sono tante e ne usiamo tantissime, ma andrebbe rivalutato l’uso che se ne fa, specie per chi scrive. La stragrande maggioranza di ciò che scriviamo e diciamo non verrà mai ricordato da nessuno, se non – al massimo – da un paio di persone. Ma anche nelle piccole conversazioni l’opera magistrale del parlante e dello scrivente può rendere migliore l’esistenza e la quotidianità. Perché deve essere riconosciuto il valore prezioso delle parole. E ce ne rendiamo conto quando esse mancano e quando esse pesano come macigni sulle nostre relazioni e scelte. Quante volte, magari in un litigio, rinfacciamo o ci viene rinfacciata quella parola che imprudentemente abbiamo usato. Accade perché le parole segnano un confine tra ciò che è e ciò che non è e chiamare le cose con un nome diverso genera confusione, disordine, anarchia. La parola è ordine, l’insieme di parole è armonia.

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